Ángeles Caso, Un lungo silenzio, marcos y marcos

La Guerra civile è finita, hanno vinto i franchisti.
Le donne della famiglia Vega tornano a casa.
Scendono dal treno e ripercorrono, dopo anni d’assenza, le strade della loro città.
Letrita davanti, a testa alta, con la bellezza che le hanno donato – a lei che mai fu bella – l’orgoglio, la tolleranza e il coraggio.
Poi María Luisa, che rileggendo il passo di una lettera di Fernando – il tuo corpo è l’unico posto al mondo dove voglio restare per sempre – troverà la forza di salvare il marito violoncellista dal carcere tremendo di Badajoz.
A pochi passi, Alegría. Tiene per mano la figlia, Merceditas, che di notte ha paura, e sogna che sua madre si faccia bella, che la nonna torni a sedersi sulla sedia in cucina a raccontarle una storia mentre fa lo stufato, che la zia María Luisa parli orgogliosa dei concerti del marito o dei suoi alunni e che Feda si dipinga le labbra e le descriva i balli con Simón.
Feda distratta, Feda innamorata. Le labbra di Simón sanno di mare, di pioggia, di montagna, di fiume, di sesso, di un mattino d’estate, di caffelatte. Le labbra di Simón sanno di tutto il bello della vita.

Le chiamano le rosse, le sconfitte? Loro custodiscono vittorie più vere.
Dovranno lottare per conquistarsi un tetto, un lavoro?
Sono pronte. Donne come loro non si arrenderanno mai.
Accarezzano il passato, affrontano il presente e si proiettano nell’avvenire.

Una storia vera.

Ángeles Caso è nata a Gijón nel 1959, figlia di un filologo che incantava i figli con ballate spagnole del Cinquecento per metterli a letto. Ángeles fa risalire la sua decisione precocissima di diventare scrittrice al desiderio di dare un finale alla ballata incompiuta del Conte Arnaldo. La scrittura tuttavia richiede un lungo apprendistato, e Ángeles lo affronta studiando arte e storia moderna. Il suo fascino e il suo talento affabulatorio attirano le mire della televisione, che per un po’ l’avvolge nelle sue maglie: per due anni Ángeles è il volto del telegiornale spagnolo. Ma lei lì non si sente a casa, ed è con sollievo che decide di tornare a dedicarsi alla letteratura a tempo pieno. Alterna il romanzo storico alla narrativa pura, e al centro della sua attenzione c’è sempre il coraggio delle donne.
Controvento, che racconta la vera storia della sua baby-sitter di Capo Verde, le è valso il Premio Planeta, il premio letterario più ricco del mondo dopo il Nobel. Un lungo silenzio racconta invece la storia di sua madre, e ha conquistato il Premio Lara e tutti noi.

Daniil Charms, Disastri, marcos y marcos

Vecchie che, per la troppa curiosità, si ribaltano dalla finestra e si sfracellano.
Gatti che posano da maggiordomo, cani che si stendono sui fornelli.
Tizi che litigano e si sputano in faccia.
O si prendono a colpi di cetrioli.
O muoiono di insonnia per paura dei topi.
Gente che va a dormire credente e si sveglia atea e, grazie a una semplice operazione aritmetica, scopre quanto pesa la fede.
Personaggi strampalati, parlatori infaticabili, logici illogici, narratori memorabili, voci che, messe insieme, creano un coro acuto e paradossale.
Racconti, frammenti, lampi: si piange dal ridere, si sospira, si vola.
Una delle opere più originali e profetiche della narrativa russa del secolo scorso.
Illuminata dalla cura e dalla traduzione partecipe e appassionata di Paolo Nori.

Si chiama Daniil Ivanovič Juvačev, si fa chiamare Daniil Charms. Alla fine del 1933 scrive: “Ho studiato a lungo le donne e ora posso dire di conoscerle alla perfezione”. Qualche anno più tardi scrive: “Io stimo solamente le giovani donne sane e formose. Per gli altri rappresentanti dell’umanità nutro diffidenza”. Il venticinque giugno del ’33 scrive: “Oggi ho mangiato una mousse inglese alla vaniglia e ne sono rimasto contento”. Raccontano che all’inizio degli anni Quaranta esca di casa dicendo “Vado a comprare le sigarette”, e nessuno lo vede più. Arrestato negli anni Trenta con l’accusa di fare arte antisovietica, a partire dagli anni Ottanta diventa uno degli scrittori russi più letti e più pubblicati. La sua fama, che deriva dagli scritti raccolti in questa antologia, si deve principalmente a un amico, il filosofo Jakov Druskin, che dopo la sua scomparsa salva dalle macerie della sua casa bombardata la valigia nella quale Charms conservava i suoi manoscritti, tra i quali questo frammento: “Io non penso di essere molto intelligente, però anche così devo dire che sono il più intelligente di tutti”.

Maurizio Matrone, Piazza dell’Unità, marcos y marcos

Schen Li è bellissima e ama Mohammad di divorante amore. Mohammad ama Schen Li, ama la cocaina, spaccia la cocaina per comprarsi vestiti firmati e qualche volta rapporti orali dalle russe di via Stalingrado. E quando lo sfiora Tatiana Dragan della terza C, Mohammad non capisce più niente. Una volta lei l’ha baciato e il bidello ha sentito rumori animaleschi provenire dal sottoscala.
Scherza con il fuoco, Mohammad.
Schen Li sente il suo corpo diventare zucchero filato, mentre fanno l’amore, ma se lo becca con Tatiana gliel’ha giurato, lei glielo taglia.
Michel è l’uomo nero, un negro enorme vestito di nero. Che studi medicina, che venga dal Burkina Faso, poco importa a Gigliola e Arturo, che hanno scelto lui per coltivare il loro vizio segreto soltanto per motivi inerenti al sistema metrico decimale.
Nikolaj se lo sogna un pisello così, ma il rotolo di euro che Michel infila in tasca uscendo dal camper dove Gigliola e Arturo coltivano il loro vizio segreto gli fa gola più del sesso.
Elena sogna di vivere con il vento sulla faccia, via da quel campo nomadi dove lo zio la tiene prigioniera, e il rotolo di euro che Nikolaj nasconde nella sua baracca vicino ai binari della suburbana le stimola la fantasia.
Mentre Schen Li trama la sua sanguinaria vendetta, cinquemila euro volano di tasca in tasca per finire nelle mani di un bimbo ed esaudire un sogno.

Più che un sottobosco una giungla, la Bologna dello sbando, del chiodo fisso. Sesso, denaro, cocaina, sesso; ma anche amore dolce, coraggio e lealtà. Un romanzo disincantato che incanta, incrociando destini in una favola vorticosa, metropolitana.

Maria Barbal, Come una pietra che rotola, marcos y marcos

Conxa è una ragazzina timida e tenace.
Cresce con gli zii in campagna, dove c’è poco pane e tanto lavoro: in compenso, una natura clamorosa, piena di profumi, colori, voci vere.
L’incontro con Jaume, un artigiano energico e gioioso, le spalanca un mondo di ideali, passione, impegno politico. Conxa e Jaume si sposano al volo, hanno tre figli.
Quando il conflitto civile incendia la Spagna e suo marito parla sempre più spesso di ‘regimi da abbattere’, ‘rivoluzione necessaria’ Conxa teme che le cose si mettano male; un mattino, la milizia si presenta alla porta di casa: vengono arrestati tutti.
Conxa e i ragazzini se la caveranno senza conseguenze. Jaume invece, “la voce che mi aveva detto le cose più belle della mia vita”, sparisce nel nulla. Mentre gli sguardi dei vicini si fanno impiccioni, quasi cattivi, e ogni angolo della casa diventa una nuvola di ricordi, Conxa protegge i suoi figli, i campi, la casa e lotta per non diventare una pietra immobile in una pietraia, senza più gioia, senza più volontà.

La grande forza del carattere femminile, la perdita di un grande amore, la potenza di una vita indipendente in campagna che rotola malamente in città. Una parabola esemplare raccontata in centocinquanta pagine.

Guardare il mondo della campagna e la vita che vi scorre con occhi puri, ma anche disincantati. Ribadire con orgoglio l’indipendenza e la forza del carattere femminile. Sono i due temi sui quali Maria Barbal, nata nel 1949 in un paesino dei Pirenei, si è spesa maggiormente. Maria si trasferisce quindicenne a Barcellona, inizia a insegnare molto presto nelle scuole medie, poi nelle superiori. Viene scoperta dai critici, poco dopo dal grande pubblico: la forza del passaparola trasforma questo suo romanzo in uno dei più grandi successi della letteratura catalana.
Come una pietra che rotola ha appena festeggiato la cinquantesima edizione.

Paolo Nori, La meravigliosa utilità del filo a piombo, marcos y marcos

Cosa ci vuole per scrivere?
Magari è un problema di braghe. Se ti sei macchiato le braghe e quelle che ti ha prestato tuo fratello sono troppo grandi, ti scendono, finisce che passi il tempo a tirarle su. Se le braghe cinesi che hai comprato per cinque euro alla bancarella ti sembrano strane, non fai che guardare come ti stanno in tutte le vetrine e gli specchi. E non ti resta il tempo di tirar fuori il taccuino per scrivere quello che vedi. Ecco, per scrivere, è meglio stare nelle proprie braghe.
E dove si scrive?
A casa tua, accerchiato da boscaioli che potano alberi con la motosega mentre tu cerchi di concentrarti, e ti fanno venire un nervoso che va ancora bene che non succede niente di brutto. Su treni che procedono con andamento che da dentro sembra rettilineo e uniforme, e a casa di Flavio, con le voci che ti chiamano dalla strada, e scopri che ce l’hanno proprio con te.
E cosa si scrive?
Si scrive dei bicchieri infrangibili, che avevano quel nome presuntuoso e così bello, e cosa avrà fatto il primo che ha visto un bicchiere infrangibile andare in mille pezzi, avrà telefonato a qualcuno?
Si scrive di canzoni che in Italia non canteresti nemmeno se ti pagassero, e che in Unione Sovietica in cucine strettissime davanti a una vodka due cetrioli e un pane nero le canti con tanto piacere che quasi vorresti diventassero l’inno nazionale.
Poi si prendono tanti treni, si va dove ci chiamano, si legge ad alta voce con leggero accento emiliano. Si supera il riserbo istintivo, la timidezza, per il piacere che succeda qualcosa, tra le parole e la voce, tra le parole e la musica, che siano percussioni, clarinetti, il canto delle mondine.
Che succeda qualcosa con i lettori che ascoltano, che sentono le parole e l’emozione e la sincerità di chi si espone senza esibirsi mai.
Per dire che è stato bello, che c’era tanta gente, che si è stati bene.

Friedrich Dürrenmatt, Romolo il grande, marcos y marcos

Roma, quinto secolo dopo Cristo.
L’impero romano è allo sfascio. Romolo Augusto, erede suo malgrado dei fasti del passato, sembra quasi compiacersi della marcia trionfale che accompagna la calata dei germani verso Roma, sotto la guida di Odoacre. Sta alla larga da Roma, e si dedica serenamente all’allevamento dei polli, che portano i nomi dei grandi imperatori: Tiberio, Augusto, Domiziano… Invano la moglie Giulia e l’imperatore d’Oriente, tentano di chiamarlo alla ragione. Invano, il ricchissimo Cesare Rupf – fabbricante di calzoni – gli offre un’occasione d’oro per salvare l’impero. I germani espugnano Roma. Eppure, proprio nel momento della massima disfatta, Romolo e lo stesso Odoacre prenderanno tutti in contropiede. Romani, germani e lettori.
Con il suo fare stoico e buffonesco, fintamente sprovveduto, Romolo scaglia saette valide e attuali per qualsiasi governo, qualsiasi potentato, in qualsiasi frangente della storia umana.

Abbandonata l’università dopo discontinui studi in filosofia, Dürrenmatt si tuffò poco più che ventenne nel mondo del teatro. La messa in scena, nel 1952, di Il matrimonio del signor Mississippi, e la contemporanea pubblicazione di Il giudice e il suo boia lo portarono alla ribalta della scena culturale svizzera. La visita della vecchia signora e I fisici lo resero celebre in tutto il mondo. I miti greci e le vicende dell’Antico Testamento, ‘succhiati’ ancora bambino dal padre – pastore protestante – così come città e cittadine della provincia elvetica, plasmano il sottofondo di gran parte delle sue opere teatrali e narrative. Nella produzione romanzesca Dürrenmatt vede e denuncia, con piglio da cosmologo, le contraddizioni di un mondo in cui l’uomo vive in una sorta di grottesco labirinto. Giudici e colpevoli, Tesei e Minotauri, Bene e Male si rincorrono e si sfidano come gatti e topi. Fisicamente, intellettualmente, moralmente.
“Il mondo è una polveriera in cui non è vietato fumare”, suona uno dei suoi motti più spietati: non si fatica a dargli ragione.

Jeffrey Moore, Una catena di rose, marcos y marcos

Jeremy non ha dubbi: il suo destino è scritto su un foglio di carta strappato da un libro antico. Basta interpretarlo nel modo giusto. Non solo: è stato quel pezzo di carta – la Pagina Magica, dono di ‘zio’ Gerard – a spingerlo fra le braccia di una splendida, misteriosa, sfuggentissima Dark Lady, Milena. Jeremy è troppo romantico, troppo imbranato, crede troppo alle coincidenze. Insegna all’Università di Montréal, grazie – neanche a farlo apposta – a carte false, titoli di studio taroccati, complice ‘zio’ Gerard. E passa la vita a caccia di conferme, usando la Pagina Magica come una bussola e una coperta di Linus. E Milena? Mezza zingara, mezza indiana, mezza stronza, è una delle tipette più toste di Montréal.
Mistilingue, zeppa di etnie, locali notturni battuti da artistoidi strafatti, anche Montréal si rivela tosta, piena di fascino e trame strane.

Dopo un solido vagabondaggio studentesco fra Toronto, la Sorbona di Parigi e Ottawa, Jeffrey Moore si è accasato nei boschi di Val Morin. Grande appassionato di Shakespeare, Jeffrey da anni insegna Traduzione all’Università di Montréal. Ma prosegue l’antica tradizione errante collaborando con musei, teatri, compagnie di danza e festival del cinema di mezzo mondo. Una catena di rose ha vinto parecchi premi, fra cui il Commonwealth Writers’ Prize. Anche il secondo romanzo di Moore, Gli artisti della memoria, pubblicato da Marcos y Marcos nel 2005, ha riscosso un notevole successo.

Georgi Gospodinov, Fisica della malinconia, Voland

a cura di Giuseppe Dell’Agata

Un ragazzo è affetto da una strana sindrome: soffre di empatia, è capace di immedesimarsi nelle storie degli altri. Inizia così un viaggio nel mondo del possibile, nel labirinto dei sentimenti mai provati, delle cose mai accadute eppure reali più del reale stesso. Questo “io” coraggioso e impertinente va e viene dal passato, fa incursione in un futuro di cui abbiamo già nostalgia, e ritorna con un inventario di storie sull’autunno del mondo, sui Minotauri rinchiusi in ognuno di noi, sulle particelle elementari del rimpianto, sul sublime che può essere ovunque.

José Ovejero, La vita degli altri, Voland

traduzione di Barbara Bertoni e Isabel Saussol

Lebeaux è un grosso imprenditore che gestisce attività in tutto il mondo, sfiorando spesso l’illegalità. Degand è il suo avvocato e braccio destro. Claude e Daniel conducono un’esistenza grigia fatta di impieghi precari e di una quotidianità patetica. Chantal è una madre single, oppressa dagli impegni e dalle responsabilità, in cerca di un principe azzurro che non arriva. Finché un giorno le cose prendono una piega inaspettata.
Un romanzo emozionante e denso di immagini, dalla trama fitta di personaggi che come le tessere di un puzzle si incastrano perché accomunate dalla costante ricerca di un’occasione eroica che riscatti la loro vita, tanto squallida quanto immutabile.

Dulce Maria Cardoso, Il compleanno, Voland

traduzione di Daniele Petruccioli

Un romanzo sul desiderio e sul potere. Il potere esercitato dal ricco Afonso sulla bellissima prostituta Sofia. Il potere che Sofia esercita sul fidanzato Júlio che sogna una casetta con la donna della sua vita sulla “sponda giusta del fiume”. Il desiderio di Clara, figlia di Afonso, per la cameriera Elisaveta. E  poi ci sono Lily e Manuel, fratello di Clara, che chiacchierano in chat da un continente all’altro senza essersi mai visti. Su tutti aleggia, comica e terribile, la tirannia di Alice, moglie-bambola di Afonso, disposta a qualunque cosa pur di organizzare una festa perfetta per il compleanno del marito. Impigliati nelle loro vite, i personaggi di questo romanzo hanno la vividezza indimenticabile che conferisce loro lo sguardo eccentrico di una grande scrittrice.

Julio Cortázar, Diario di Andrés Fava, Voland

traduzione di Paola Tomasinelli

Andrés Fava è uno dei protagonisti di El examen, e il suo diario in origine faceva parte di questo romanzo, scritto nel 1950 ma pubblicato postumo nel 1986. Diario di Andrés Fava è ricco di elementi autobiografici e di riflessioni esposte con umorismo e malinconia, riguardo questioni etiche, estetiche e letterarie, il tutto condito da frammenti di poesie, testi di canzoni e continui riferimenti culturali.
Un Cortázar vivace e sincero per un libro che sfugge a qualunque classificazione.

Zachar Prilepin, San’kja, Voland

traduzione e cura di Enzo Striano

La mamma infermiera di notte, il padre morto alcolizzato, San’kja è uno degli innumerevoli figli della dimenticata periferia rurale russa. Sbandato, arrabbiato col mondo, indifferente e ostile a qualsiasi ideologia, San’kja sogna una patria inesistente. In un crescendo di disperata violenza tenterà, insieme ai giovanissimi compagni del partito rosso bruno – i suoi amici, il suo amore, la sua vera famiglia – di distruggere un ordine neoborghese che odia, di scatenare la rivoluzione…

Zachar Prilepin, Il peccato, Voland

a cura di Nicoletta Marcialis

Un romanzo fatto di frammenti. Dieci storie ispirate alla vita di Zachar Prilepin prima che diventasse scrittore di successo. Zachar ragazzino, alle prese con i primi turbamenti erotici. Zachar che vive alla giornata. Zachar che cambia mille mestieri, scarica camion e scrive poesie. Zachar becchino e buttafuori. Zachar innamorato. Zachar padre. Zachar sergente in Cecenia. Zachar che trabocca d’amore per la vita, ma vive nel pensiero della morte, nell’idea che per sconfiggere la ripugnante, vergognosa paura della morte occorra sfidarla, andarle incontro, farne una scelta consapevole. Zachar ossessionato dalla paura dell’umiliazione. Zachar umiliato. Rifratta nelle tessere di un mosaico emerge la personalità di un eroe scisso, che ha fatto della virilità un epos, pur cogliendone l’intima fragilità, e finirà schiacciato sotto il peso di una visione acuta e tragica dei destini della Russia post-socialista.

Con questo romanzo lo scrittore ha vinto nel 2011 il Super National Bestseller Award come miglior libro degli ultimi dieci anni in Russia.

“Prilepin, a nemmeno quarant’anni, è riconosciuto, nel suo paese e all’estero, come uno dei migliori scrittori russi.”
EMMANUEL CARRÈRE

“…una delle rivelazioni della giovane letteratura russa: Zachar Prilepin.” LUCIANA CASTELLINA

Mircea Cărtărescu, Abbacinante. L’ala sinistra, Voland

a cura di Bruno Mazzoni

Affresco grandioso di una città, di un periodo storico, di un’infanzia, questo romanzo è un viaggio nelle viscere oscure di una Bucarest abitata da creature impastate di sogno e violenza, tra periferie industriali, suggestivi quartieri in rovina e palazzi sventrati.
Un libro-caleidoscopio in cui lo sguardo si trasforma in prisma poetico e la realtà si ricompone per frammenti attraverso impressioni, sensazioni e allucinazioni, in una trascinante cavalcata da Bildungsroman di fine regime.

Philippe Djian, “Oh…”, Voland

traduzione di Daniele Petruccoli

Un titolo enigmatico che ha il sapore di un’amara liberazione, o magari forse di una resa. Michele è una produttrice cinematografica di successo con un figlio, un matrimonio fallito alle spalle, una madre tutta rifatta e un padre che marcisce in galera. Una sera viene violentata da uno sconosciuto in passamontagna mentre rientra a casa e inizia così la sua lenta e inesorabile discesa agli inferi. Uno straordinario ritratto di donna, un romanzo politicamente scorretto, il racconto di una società che non merita salvezza.

Amélie Nothomb, MAXI, Voland

5 ROMANZI, 640 PAGINE VITALI E PERFIDE:
Metafisica dei tubi
Sabotaggio d’amore
Stupore e tremori
Né di Eva né di Adamo
Biografia della fame

“È una relazione particolare quella che unisce il lettore – il vero lettore – allo scrittore: che si approssimi all’amore o all’odio, è oscena in ogni caso.”
AMÉLIE NOTHOMB

Fariba Vafi, Come un uccello in volo, Ponte33

Vincitore in patria del premio Golshiri e del premio Yalda, Come un uccello in volo è un romanzo diverso e sorprendente, lontano dai clichés sull’universo femminile mediorientale a cui siamo abituati. L’Iran di oggi rivelato in una minuta quotidianità sconosciuta al lettore occidentale. Lontano dalla descrizione stereotipata del modello femminile cui la letteratura mainstream sul Medio Oriente ci ha abituato, Come un uccello in volo ci accompagna nel viaggio interiore di una giovane donna alla ricerca della propria identità nell’Iran contemporaneo. Casalinga e madre riluttante, la protagonista – che ha in comune con l’autrice numerosi tratti biografici – si rivela nella sua complessa umanità attraverso la scoperta e la tentata ridefinizione del proprio ruolo di madre, moglie e figlia. Fossilizzata in una condizione di inerzia alla quale sembra averla condannata il suo passato familiare, essa comincia a prendere coscienza di se stessa nel confronto con un marito instancabilmente inquieto, la cui unica risposta all’insoddisfazione e alle difficoltà del vivere imposte da un Iran mai citato direttamente, eppure così vivido nella sua minuta quotidianità, si cristallizza nel sogno ossessivo dell’emigrazione in Canada. Lo stile asciutto e denso insieme, le immagini di forte impatto, le secche battute miste a una sottile e lieve ironia, riflettono le reticenze della narratrice, la cui auto-rivelazione avviene grazie alla riscoperta di recessi del passato, rimasti intoccati da anni di silenzio, soggezione e sensi di colpa. Emergendo dai luoghi bui della sua infanzia e dalla “gabbia” che i legami affettivi le hanno creato intorno, come un uccello in volo, la protagonista esplorerà gli spazi aperti iniziando a cantare. Come un uccello in volo ha vinto il prestigioso premio Golshiri, assegnato dalla Fondazione Golshiri, la più importante istituzione letteraria dell’Iran contemporaneo, e il premio Yalda, il principale riconoscimento letterario iraniano. Ha inoltre ricevuto numerose menzioni ed è stato più volte ristampato. È stato tradotto in inglese, turco ed italiano. È in via di pubblicazione la traduzione francese.

Fulvia Degl’Innocenti, Il gongolone bianco, Notes Edizioni

Un animale bellissimo, forse troppo per essere reale, se ne sta tutto solo a contemplare la propria bellezza. Quando arriva Aurora la sua vita cambia per sempre: irrompe la voglia di stare assieme, la scoperta dell’amicizia. Che se ne fa il gongolone della sua bellezza se rimane senza l’amica del cuore? E che importa se lei non è davvero una principessa e lui non è così bello… quello che conta è l.essersi trovati e non lasciarsi più! Chi ha amato “Il brutto anatroccolo” troverà il gioco della “fiaba al contrario”: là il brutto diventava bello e felice, qui il bello capisce che la sola bellezza non lo rende felice e che per lui ciò che conta davvero è l’avere trovato un’amica. Età di lettura: da 6 anni.

Uli Geissler, Osa, Azzarda, esci dai limiti della tua ombra, Buk edizioni

Un libro illustrato piacevolmente colorato, con frasi divertenti che mette subito di buon umore ed incoraggia ad andare ogni tanto oltre i propri limiti.

Il pescecane ha paura del dentista, l’ippopotamo non ama l’acqua e il criceto non ha il coraggio di andare da solo in cantina. Il Dottor Pallapelata aiuta gli animali con le parole e con i fatti e grida loro: «Chi riuscirà ad uscire dai limiti della propria ombra si stupirà di come tutto sommato sia stato facile».

Ed effettivamente è con un respiro profondo, una piccola porzione di coraggio, un minuscolo pezzettino di forza di volontà che gli animali ce l’hanno fatta! Adesso tocca al Dottor Pallapelata bere un’amara medicina…

AA.VV., Subsonica x 15. 15 anni, 15 canzoni, 15 storie, Espress Edizioni

Gli autori: Andrea Bajani, Alessandro Baricco, Luca Bianchini, Gabriele Ferraris, Fabio Geda, Paolo Giordano, Massimo Gramellini, Luciana Litizzetto, Luca Morino, Luca Pastore, Alessandro Perissinotto, Marco Ponti, Enrico Remmert, Marco Travaglio, Gabriele Vacis, Massimo Gramellini, Fabio Geda, Luca Ragagnin, Enrico Remmert, Paolo Giordano, Luca Bianchini, Andrea Bajani, Marco Ponti.

Prefazione di Max Casacci – Introduzione di Luca Ragagnin

Per festeggiare il quindicesimo anniversario dell’esordio discografico dei Subsonica, 15 torinesi, a vario titolo esponenti significativi della cultura di una città che in questi anni ha cambiato profondamente pelle, hanno scelto altrettante canzoni del gruppo come spunto per i 15 interventi raccolti in questo volume, che disegnano uno straordinario e affascinante ritratto dell’”anomalia subsonica”. Da Istantanee, passando per Liberi tutti, arrivando a Eden, ciascuna con un leit motiv: Torino, con i suoi suoni, le sue voci e le sue vite vissute piano sullo sfondo.

Con fotografie inedite.

AA.VV., Giallomilanese 2007, Excogita

Questo libro raccoglie i sedici racconti finalisti e le quattro menzioni speciali dell’edizione 2007 del concorso Giallomilanese, creato da ExCogita e giunto quest’anno alla terza edizione. Il grande successo del concorso (quasi cento racconti pervenuti) è dovuto anche alla sua formula particolare: una giuria tecnica sceglie i sedici autori finalisti i quali si “scontrano” leggendo pubblicamente ognuno il proprio racconto in una sfida amichevole secondo la formula del torneo a eliminazione denominato Yellow League. In una serie di otto serate conviviali, il pubblico degli spettatori e degli ospiti della Comuna Baires determina con i suoi voti il passaggio dei racconti preferiti dagli ottavi ai quarti, alle semifinali e alla finale.

AA.VV., Il cuore sulla pelle. Arte e dolore del tatuaggio in 22 racconti dal mondo, EDT

Il tatuaggio è di moda, ma non è soltanto una moda. È un costume arcaico della civiltà umana che ciclicamente torna in superficie rinnovando i suoi significati e i suoi simboli. È un fossile vivente, un gesto antichissimo passato indenne attraverso le riprovazioni e le proibizioni. È, soprattutto, un legame tra memoria, avventura e corpo, parente stretto della scrittura e dell’arte. Non dovrebbe dunque stupire che la letteratura lo abbia ospitato e accudito fin dagli esordi, in pagine che spesso si soffermano sul fascino dell’allusione simbolica, sul rapporto quasi erotico fra tatuatore e corpo tatuato, sulle rifrazioni del desiderio che un segno indelebile lasciato sulla pelle può scatenare.

Questo libro testimonia alcune di queste rifrazioni immaginarie attraverso le parole degli scrittori di ogni tempo e paese: il tatuaggio come feticcio erotico, marchio criminale, sogno infantile, retaggio d’avventura, simbolo tribale, fantasia sadica, forma d’arte. Quelle raccolte fra queste pagine sono mappe di mondi ignoti, tatuaggi della mente che accendono il bisogno di conoscenza e di avventura, seguendo una linea d’inchiostro che scorre ininterrotta dalla pelle incisa di un corpo al foglio bianco dello scrittore.

I racconti lunghi comprendono autori come Ray Bradbury, Sylvia Plath, Jinochiro Tanizaki, Nicolai Lilin, Wolfgang Hildesheimer, Bohumil Hrabal, Victor Segalen, Flannery O’Connor, Jürg Fiederspiel, John Irving, Hermann Melville; i frammenti provengono da opere di Robert Louis Stevenson, James Cook, Daniel Pennac, Kurt Tucholsky, Chuck Palahniuk, Arthur Rimbaud, Honoré de Balzac, Franz Kafka e moltissimi altri. Una lunga linea d’inchiostro che scorre ininterrotto dalla liscia superficie di un corpo alla pagina bianca dello scrittore.

AA.VV. Trema la terra, Neo. Edizioni

Trema la terra è la raccolta di 18 racconti ognuno dei quali ha sullo sfondo uno dei numerosi terremoti che hanno lacerato l’Italia.

Da quello del 2009 che ha colpito L’Aquila, a quello dell’Irpinia nell’80; dal terremoto “censurato” di Augusta del ’90, a quello del ‘76 che colpì il Friuli. Un terremoto che è tutti i terremoti. Perché qui non è solo la terra geologica a tremare, o almeno, non è l’unica cosa.

18 autori che, prendendo le distanze dal racconto cronachistico o di critica, propongono un approccio laterale, vivo, ora amaro e doloroso, ora ironico e speranzoso in cui il sisma fa da cornice e rimando ai sussulti propri di ogni esistenza.

Un libro che si affaccia su quella crepa che improvvisamente si apre e separa il dentro dal fuori, l’intimo dal sociale, il reale dall’immaginario.

Faglie, crepe, fratture, che non si sa più se appartengano ai luoghi o all’anima.

anonimo, Elogio di nulla, :duepunti edizioni

L’Elogio di Nulla e l’Elogio di Qualcosa sono due brillanti esempi speculari dell’arte dell’elogio paradossale.
Pubblicati per la prima volta in Italia, raggiungono i massimi vertici di un genere ripreso in età moderna dal celebre Elogio della follia di Erasmo. Grazie a una straordinaria maestria nello sfruttare le pieghe della lingua l’autore rivela ambiguità e contraddizioni del pensiero, comuni anche all’esperienza del lettore d’oggi.

Felice Accame, L’anomalia del genio e le teorie del comico, :duepunti edizioni

Perché una barzelletta fa ridere? Quali operazioni svolge chi la racconta? Su quali presupposti condivisi e straniamenti si basa il suo effetto comico?
Considerando la barzelletta come una forma di narrazione, Accame propone un’analisi puntuale delle sue strutture e dei suoi ingredienti. E adattando la scrittura all’argomento, rielabora il genere del saggio, che si mantiene allora in equilibrio tra il serio e il faceto, tra un’anomalia irriducibile e le strategie che occorre mettere in pratica per sanarla. Chiunque abbia mai raccontato una barzelletta o riso dopo averla ascoltata scoprirà così di aver fatto molto di più.

José Eduardo Agualusa, Al posto del morto, Edizioni dell’Urogallo

Agualusa ci regala un nuovo volumetto di prosa breve, nel quale vari autori già deceduti (tra cui Bruce Chatwin, Jorge Amado, Pessoa, Jorge Luis Borges, Antoine de Saint-Exupéry, Nabokov e Bertrand Russel) si prendono la briga di scrivere, a partire dall’aldilà, un elzeviro su uno dei tanti aspetti della nostra attualità, da un punto di vista senz’altro originale e dal quale la distanza critica è innegabile. Gli elzeviri raccolti nel volume provengono dall’omonima rubrica (O Lugar do Morto) apparsa mensilmente nella rivista letteraria lisbonese “LER”.

José Eduardo Agualusa, Borges all’inferno e altri racconti, Edizioni dell’Urogallo

Un’antologia di prosa breve specialmente fatta in occasione dell’edizione italiana, su suggerimento dello stesso autore all’editore, con l’intento di riunire il meglio della prosa breve di Agualusa del periodo 1999-2005. Una carrellata di racconti veloci: un omaggio (un po’ irriverente) allo scrittore argentino Jorge Luis Borges; un gioco pessoano; la storia dei discendenti di un disertore della spedizione di Vasco de Gama; la statua di Fernando Pessoa a Lisbona che si mette a parlare con un angelo caduto dal cielo; la solitudine di un’”ippopotama” nella pianura dell’Alentejo.

José Eduardo Agualusa, Barocco tropicale, laNuovafrontiera

Luanda, 2020. Durante una tempesta tropicale, una donna cade all’improvviso dal cielo e muore davanti agli occhi stupefatti di Bartolomeu Falcato e dell’affascinante Kianda. Bartolomeu riconosce il corpo della donna, ex miss Angola ed escort di lusso di uomini politici e imprenditori, che, dopo una crisi mistica, forse ha parlato troppo. Per capire chi l’ha uccisa e ora, probabilmente, vuole uccidere anche lui, Bartolomeu attraversa una città corrotta e feroce, incrociando il suo destino con una bizzarra galleria di personaggi che conferma come la realtà sia spesso più incredibile della letteratura. “Barocco tropicale” è una coraggiosa denuncia, ma anche una commovente storia d’amore ambientata in una megalopoli eccessiva, spietata e fatale.

Cristiana Alicata, Verrai a trovarmi d’inverno, Hacca

“Verrai a trovarmi d’inverno” secondo romanzo di Cristiana Alicata: è la storia di Elena, giovane chirurgo ortopedico, che in seguito ad un incidente motociclistico decide di trascorrere la convalescenza a Pantelleria, in pieno inverno. Qui conosce Liz, fisioterapista transessuale in attesa di cambiare sesso, e Gina, meccanico, che ha paura d’amare. Nel limbo spazio-temporale proprio delle Isole, le due donne l’aiuteranno a ricostruire le dinamiche dell’urto, sentimentale prima che fisico. Di pari passo al riaffiorare dei ricordi, remoti e recenti, anche la realtà muterà i suoi connotati, fino a svelare vite segrete e intrecci imprevedibili: Aldo, padre di Elena, non risparmierà sorprendenti rivelazioni su un passato, che brucia ancora, portando con sé le ciniche conseguenze di sogni infranti. “Verrai a trovarmi d’inverno” è un doppio viaggio: alla scoperta di un’isola e della capacità di parlare di se stessi, aprendosi agli altri.

Raul Argemi, Penultimo nome di battaglia, laNuovafrontiera

Vittima di un grave incidente automobilistico, il giornalista Manuel Carraspique si risveglia in un letto di ospedale ricordando solo il suo nome e la sua professione. Vicino a lui giace in stato di semi incoscienza uno squilibrato che tutti chiamano Márquez. Durante la degenza viene a sapere che il suo compagno di stanza è responsabile della morte di alcuni indios, uccisi durante un esorcismo, alla fine del quale si è dato fuoco. Con l’intenzione di ricavare un buon articolo da quella storia, inizia delle breve e confuse conversazioni con Márquez dalle quali sorgono altre storie e altri personaggi non meno inquietanti.

Penultimo nome di battaglia è una raffinata indagine psicologica sul crimine e sulla personalità del criminale, costruita in modo magistrale da uno delle più grandi personalità della narrativa noir sudamericana. Un romanzo appassionante che getta uno sguardo lucido sull’origine del male nell’essere umano e una scioccante evocazione dei momenti più bui della recente storia argentina.