AA.VV., Giallomilanese 2007, Excogita

Questo libro raccoglie i sedici racconti finalisti e le quattro menzioni speciali dell’edizione 2007 del concorso Giallomilanese, creato da ExCogita e giunto quest’anno alla terza edizione. Il grande successo del concorso (quasi cento racconti pervenuti) è dovuto anche alla sua formula particolare: una giuria tecnica sceglie i sedici autori finalisti i quali si “scontrano” leggendo pubblicamente ognuno il proprio racconto in una sfida amichevole secondo la formula del torneo a eliminazione denominato Yellow League. In una serie di otto serate conviviali, il pubblico degli spettatori e degli ospiti della Comuna Baires determina con i suoi voti il passaggio dei racconti preferiti dagli ottavi ai quarti, alle semifinali e alla finale.

AA.VV., Il cuore sulla pelle. Arte e dolore del tatuaggio in 22 racconti dal mondo, EDT

Il tatuaggio è di moda, ma non è soltanto una moda. È un costume arcaico della civiltà umana che ciclicamente torna in superficie rinnovando i suoi significati e i suoi simboli. È un fossile vivente, un gesto antichissimo passato indenne attraverso le riprovazioni e le proibizioni. È, soprattutto, un legame tra memoria, avventura e corpo, parente stretto della scrittura e dell’arte. Non dovrebbe dunque stupire che la letteratura lo abbia ospitato e accudito fin dagli esordi, in pagine che spesso si soffermano sul fascino dell’allusione simbolica, sul rapporto quasi erotico fra tatuatore e corpo tatuato, sulle rifrazioni del desiderio che un segno indelebile lasciato sulla pelle può scatenare.

Questo libro testimonia alcune di queste rifrazioni immaginarie attraverso le parole degli scrittori di ogni tempo e paese: il tatuaggio come feticcio erotico, marchio criminale, sogno infantile, retaggio d’avventura, simbolo tribale, fantasia sadica, forma d’arte. Quelle raccolte fra queste pagine sono mappe di mondi ignoti, tatuaggi della mente che accendono il bisogno di conoscenza e di avventura, seguendo una linea d’inchiostro che scorre ininterrotta dalla pelle incisa di un corpo al foglio bianco dello scrittore.

I racconti lunghi comprendono autori come Ray Bradbury, Sylvia Plath, Jinochiro Tanizaki, Nicolai Lilin, Wolfgang Hildesheimer, Bohumil Hrabal, Victor Segalen, Flannery O’Connor, Jürg Fiederspiel, John Irving, Hermann Melville; i frammenti provengono da opere di Robert Louis Stevenson, James Cook, Daniel Pennac, Kurt Tucholsky, Chuck Palahniuk, Arthur Rimbaud, Honoré de Balzac, Franz Kafka e moltissimi altri. Una lunga linea d’inchiostro che scorre ininterrotto dalla liscia superficie di un corpo alla pagina bianca dello scrittore.

AA.VV. Trema la terra, Neo. Edizioni

Trema la terra è la raccolta di 18 racconti ognuno dei quali ha sullo sfondo uno dei numerosi terremoti che hanno lacerato l’Italia.

Da quello del 2009 che ha colpito L’Aquila, a quello dell’Irpinia nell’80; dal terremoto “censurato” di Augusta del ’90, a quello del ‘76 che colpì il Friuli. Un terremoto che è tutti i terremoti. Perché qui non è solo la terra geologica a tremare, o almeno, non è l’unica cosa.

18 autori che, prendendo le distanze dal racconto cronachistico o di critica, propongono un approccio laterale, vivo, ora amaro e doloroso, ora ironico e speranzoso in cui il sisma fa da cornice e rimando ai sussulti propri di ogni esistenza.

Un libro che si affaccia su quella crepa che improvvisamente si apre e separa il dentro dal fuori, l’intimo dal sociale, il reale dall’immaginario.

Faglie, crepe, fratture, che non si sa più se appartengano ai luoghi o all’anima.

anonimo, Elogio di nulla, :duepunti edizioni

L’Elogio di Nulla e l’Elogio di Qualcosa sono due brillanti esempi speculari dell’arte dell’elogio paradossale.
Pubblicati per la prima volta in Italia, raggiungono i massimi vertici di un genere ripreso in età moderna dal celebre Elogio della follia di Erasmo. Grazie a una straordinaria maestria nello sfruttare le pieghe della lingua l’autore rivela ambiguità e contraddizioni del pensiero, comuni anche all’esperienza del lettore d’oggi.

Felice Accame, L’anomalia del genio e le teorie del comico, :duepunti edizioni

Perché una barzelletta fa ridere? Quali operazioni svolge chi la racconta? Su quali presupposti condivisi e straniamenti si basa il suo effetto comico?
Considerando la barzelletta come una forma di narrazione, Accame propone un’analisi puntuale delle sue strutture e dei suoi ingredienti. E adattando la scrittura all’argomento, rielabora il genere del saggio, che si mantiene allora in equilibrio tra il serio e il faceto, tra un’anomalia irriducibile e le strategie che occorre mettere in pratica per sanarla. Chiunque abbia mai raccontato una barzelletta o riso dopo averla ascoltata scoprirà così di aver fatto molto di più.

José Eduardo Agualusa, Al posto del morto, Edizioni dell’Urogallo

Agualusa ci regala un nuovo volumetto di prosa breve, nel quale vari autori già deceduti (tra cui Bruce Chatwin, Jorge Amado, Pessoa, Jorge Luis Borges, Antoine de Saint-Exupéry, Nabokov e Bertrand Russel) si prendono la briga di scrivere, a partire dall’aldilà, un elzeviro su uno dei tanti aspetti della nostra attualità, da un punto di vista senz’altro originale e dal quale la distanza critica è innegabile. Gli elzeviri raccolti nel volume provengono dall’omonima rubrica (O Lugar do Morto) apparsa mensilmente nella rivista letteraria lisbonese “LER”.

José Eduardo Agualusa, Borges all’inferno e altri racconti, Edizioni dell’Urogallo

Un’antologia di prosa breve specialmente fatta in occasione dell’edizione italiana, su suggerimento dello stesso autore all’editore, con l’intento di riunire il meglio della prosa breve di Agualusa del periodo 1999-2005. Una carrellata di racconti veloci: un omaggio (un po’ irriverente) allo scrittore argentino Jorge Luis Borges; un gioco pessoano; la storia dei discendenti di un disertore della spedizione di Vasco de Gama; la statua di Fernando Pessoa a Lisbona che si mette a parlare con un angelo caduto dal cielo; la solitudine di un’”ippopotama” nella pianura dell’Alentejo.

José Eduardo Agualusa, Barocco tropicale, laNuovafrontiera

Luanda, 2020. Durante una tempesta tropicale, una donna cade all’improvviso dal cielo e muore davanti agli occhi stupefatti di Bartolomeu Falcato e dell’affascinante Kianda. Bartolomeu riconosce il corpo della donna, ex miss Angola ed escort di lusso di uomini politici e imprenditori, che, dopo una crisi mistica, forse ha parlato troppo. Per capire chi l’ha uccisa e ora, probabilmente, vuole uccidere anche lui, Bartolomeu attraversa una città corrotta e feroce, incrociando il suo destino con una bizzarra galleria di personaggi che conferma come la realtà sia spesso più incredibile della letteratura. “Barocco tropicale” è una coraggiosa denuncia, ma anche una commovente storia d’amore ambientata in una megalopoli eccessiva, spietata e fatale.

Cristiana Alicata, Verrai a trovarmi d’inverno, Hacca

“Verrai a trovarmi d’inverno” secondo romanzo di Cristiana Alicata: è la storia di Elena, giovane chirurgo ortopedico, che in seguito ad un incidente motociclistico decide di trascorrere la convalescenza a Pantelleria, in pieno inverno. Qui conosce Liz, fisioterapista transessuale in attesa di cambiare sesso, e Gina, meccanico, che ha paura d’amare. Nel limbo spazio-temporale proprio delle Isole, le due donne l’aiuteranno a ricostruire le dinamiche dell’urto, sentimentale prima che fisico. Di pari passo al riaffiorare dei ricordi, remoti e recenti, anche la realtà muterà i suoi connotati, fino a svelare vite segrete e intrecci imprevedibili: Aldo, padre di Elena, non risparmierà sorprendenti rivelazioni su un passato, che brucia ancora, portando con sé le ciniche conseguenze di sogni infranti. “Verrai a trovarmi d’inverno” è un doppio viaggio: alla scoperta di un’isola e della capacità di parlare di se stessi, aprendosi agli altri.

Raul Argemi, Penultimo nome di battaglia, laNuovafrontiera

Vittima di un grave incidente automobilistico, il giornalista Manuel Carraspique si risveglia in un letto di ospedale ricordando solo il suo nome e la sua professione. Vicino a lui giace in stato di semi incoscienza uno squilibrato che tutti chiamano Márquez. Durante la degenza viene a sapere che il suo compagno di stanza è responsabile della morte di alcuni indios, uccisi durante un esorcismo, alla fine del quale si è dato fuoco. Con l’intenzione di ricavare un buon articolo da quella storia, inizia delle breve e confuse conversazioni con Márquez dalle quali sorgono altre storie e altri personaggi non meno inquietanti.

Penultimo nome di battaglia è una raffinata indagine psicologica sul crimine e sulla personalità del criminale, costruita in modo magistrale da uno delle più grandi personalità della narrativa noir sudamericana. Un romanzo appassionante che getta uno sguardo lucido sull’origine del male nell’essere umano e una scioccante evocazione dei momenti più bui della recente storia argentina.

Andrea Ballarini, Il male degli ardenti, Del Vecchio Editore

A. D. 1697. Giacomo Crivelli, quarantenne commediante del Théâtre Italien a Parigi, si ritrova improvvisamente senza lavoro quando un decreto del re ordina la sospensione degli spettacoli della compagnia. Decide dunque di scrivere la sua autobiografia e si allontana dalla capitale francese in cerca di luoghi che gli diano ispirazione. I suoi vagabondaggi lo portano al monastero di Saint–Honorat, dove il suo vecchio amico Aristotele Cereri lo raggiungerà per offrirgli un incarico di capocomico a Venezia. Durante il viaggio ai due si unisce Diana, una cantante italiana costretta ad abbandonare il Paese in seguito a misteriosi e spiacevoli avvenimenti, che intreccia con Giacomo una turbolenta e romantica storia d’amore. Ma giunti a Venezia Giacomo e Aristotele trovano la città in ginocchio a causa di un’epidemia di fuoco di Sant’Antonio e di una serie di delitti irrisolti che vedono implicati nobiltà e donne di teatro. Giacomo, a suo agio nell’ambiente teatrale, verrà coinvolto nelle indagini, che illumineranno le mille sfaccettature della società veneziana.
In un caleidoscopio di eventi e personaggi, soprattutto grazie al sapiente e iperbolico uso della lingua, Andrea Ballarini ci regala con il suo secondo romanzo una detective story barocca, in cui la teatralità e l’ironia della vita e della narrazione si incastrano in un meccanismo perfetto.

Roland Barthes, I carnet del viaggio in Cina, edizioni O barra O

Durante il soggiorno Barthes riempie tre taccuini di appunti ora pubblicati per la prima volta in Francia dall’editore francese Christian Bourgois e tradotti in italiano da O barra O.
In Cina è il momento della campagna “Pilin Pikong” che dichiara controrivoluzionario il pensiero di Confucio. La delegazione soggiace a un programma serrato di visite ufficiali attraverso fabbriche di trattori, scuole, ospedali, stamperie, coltivazioni agricole, quartieri cittadini, mentre i delegati locali sfoderano informazioni e cifre sulla riuscita della Cina maoista. Un itinerario prestabilito conforme agli stereotipi ideologici e culturali che in quel periodo circolano in Occidente. Ben presto lo scrittore diviene indifferente alla logorroica ideologia, alla dimostrazione dei rappresentanti maoisti. Se in un primo momento prende appunti precisi sui discorsi, via via se ne distacca sempre più. Cerca piuttosto di cogliere la fisiologia di una lingua, di una doxa, di una retorica particolare e del suo uso degli stereotipi.
I Carnet riflettono una disposizione a osservare la struttura del mondo e un’attenzione rivolta ai dettagli minuti, al gusto dei piatti, all’erotismo dei ragazzi cinesi, ai colori del paesaggio e, soprattutto, la tendenza a ricercare gli imprevisti, gli incidenti di percorso che sfuggono alla censura e dissolvono ogni artificio.
Annotazioni, impressioni, osservazioni ironiche che di continuo manifestano la volontà di non lasciarsi intrappolare dai meccanismi della retorica e dagli stereotipi.

Rafael Bernal, Il complotto mongolo, La Linea

Città del Messico, anni ’60. La differenza tra poliziotto e sicario non esiste quando si tratta di uomini come Filiberto García; ed è proprio di lui che le alte cariche del governo messicano intendono servirsi per sventare un complotto internazionale.
I tempi stringono e il presidente degli Stati Uniti rischia di essere ucciso. Filiberto ha quarantotto ore per svolgere le indagini secondo i propri metodi poco ortodossi.
Il complotto – che coinvolge FBI, KGB, militari e politici messicani – le trasforma in quarantotto ore di sangue. Le piste da seguire si accavallano e si confondono tra oscuri caffè cinesi, fumerie d’oppio, donne misteriose e agenti segreti. L’unico modo per portare a termine la missione è la legge della giungla: uccidi prima di essere ucciso. E Filiberto non perde mai l’occasione di essere il primo. Ma anche l’armatura di quest’uomo disilluso e tutto d’un pezzo può essere scalfita quando il suo destino s’incrocia con quello della giovane e bella Martita.
Capostipite del noir messicano, questo romanzo è anche un’analisi disillusa della realtà postrivoluzionaria del Messico e della corruzione delle sue istituzioni.

Alvaro Bertani, Da Grosseto a Milano. La vita breve di Luciano Bianciardi, Excogita

Luciano Bianciardi nasce a Grosseto il 14 dicembre 1922. Si laurea alla Normale di Pisa. Tornato a Grosseto si sposa, ma pochi anni dopo il matrimonio, Bianciardi lascia la moglie e i due figli per trasferirsi a Milano dove viene assunto come redattore dalla Feltrinelli. Da qui esce poco tempo dopo, con in tasca la patente di traduttore e da quel momento il lavoro di “ribaltatura”, come lui stesso lo definisce, non gli mancherà. Maria, la donna conosciuta qualche tempo prima a Livorno, che gli rimarrà accanto per oltre quindici anni e che, oltre ai due avuti dalla moglie, gli darà un terzo figlio, sarà lo stimolo che lo sosterrà fino al momento in cui lei stessa deciderà di cambiare vita, abbandonandolo. In quel momento tragico della sua tormentata esistenza, Bianciardi vedrà profilarsi nitidamente il capolinea della propria vita e, corroborato e sostenuto dall’alcol, si incamminerà verso la fine. Morirà a Milano nel novembre del 1971, ma, prima dell’inevitabile traguardo, lascerà nove romanzi -tra cui La vita agra, il suo capolavoromigliaia di articoli giornalistici, decine di racconti e numerose traduzioni magistrali tra cui brillano i Tropici di Henry Miller.

Marco Biaz, Che te lo dico a fare, Miraggi edizioni

«A Torino c’era una palazzina dove si diceva che la merda cammina e ha cento vite.» Chi sono gli abitanti del Bojan Faust, malfamato albergo vicino alla stazione, gestito come uno Stato da due macedoni e da un DJ africano? Personaggi giunti a Torino dai quattro angoli del globo: Ziad e Amer, due giordani che vogliono rifarsi una vita e si ficcano in guai sempre più grossi. E un gay di Vaduz, un inglese bislacco, una napoletana col mal di testa perenne, un russo che sogna di scalare la Mole a mani nude – e lo fa. La loro missione è sopravvivere, non importa come, quando non passano il tempo a tirarsi forchette e coltelli con la forza del pensiero. Intanto dal Bojan scompaiono delle ragazze. Belle ragazze. Il cinico e corrotto commissario Sciandri trova di che divertirsi in questo rifugio di piccole illegalità forzate. Finché giocare con chi non può difendersi diventa un rischio per la sua carriera e liquidare l’hotel una necessità. Un lavoro sporco per l’ispettore infiltrato Durango. Un lavoro pericoloso. Che te lo dico a fare è un romanzo veloce e asciutto sulla vita trasversale di una città che sembra una capitale europea ma che non riesce a liberarsi dal suo DNA intollerante, un luogo ospitale solo per pochi e un porto franco per piccoli e grandi delinquenti. Storie di uomini e donne accomunati da un unico destino: resistere, evitare la galera e il giro della morte: tornare a casa.

Giuseppe Bonura, Racconti del giorno e della notte, Hacca

”Giuseppe Bonura è stato un grande autore di racconti. Per vocazione e per necessità, com’è giusto che sia, perché il Novecento – il secolo al quale Bonura ha voluto conservarsi fedele con furiosa ostinazione – ha metodicamente costretto gli scrittori a misurarsi con i rigori della ferialità e addirittura con le spietatezze del mercato. Altra definizione discutibile, quest’ultima, che tuttavia trova una giustificazione almeno parziale nell’insistenza con cui, negli ultimi anni della sua vita, Bonura ha denunciato lo strapotere del «capitalismo energumeno», in un crescendo di invettive che costituiva in effetti una continua variazione del tema che, fin dall’esordio, gli era parso decisivo: il feroce dissidio che, nell’era industriale e post-industriale, oppone l’individuo alla massa. Era la sua cifra nel tappeto, la sua successione di Fibonacci”.

dalla prefazione di Alessandro Zaccuri

João Paulo Borges Coelho, Campo di transito, Edizioni dell’Urogallo

Mungau viene sottratto alla sua vita quotidiana dalle forze di polizia, senza alcuna spiegazione, né la formulazione di alcuna accusa, per essere condotto prima in uno stabilimento di detenzione temporanea e poi deportato in un campo di transito, immerso nelle foreste del Nord del paese. Un romanzo perturbante, venato di toni kafkiani, sulla rieducazione degli elementi “scomodi” al regime mozambicano. La fine tessitura della prosa di Borges Coelho, però, ne fa un’opera universale, godibile ben al di fuori delle frontiere del suo paese d’origine.

Jean-Moïse Braitberg, Il bambino che maledisse Dio, Scritturapura edizioni

Siamo in Francia, all’indomani della seconda guerra mondiale: un nonno protestante, una madre bigotta che passa il suo tempo a leggere la Bibbia, un padre ebreo polacco che lasciò la sua terra natale al manifestarsi di tendenze comuniste non condivise in famiglia e un bambino che osserva tutto ciò con tanto d’occhi. Questa storia è raccontata attraverso piccoli episodi di ambientazione rurale e, dentro ciascuno, una sorpresa. E Dio in tutto questo? Non è mai all’altezza.

Charles Bukowski, Quando mi hai lasciato mi hai lasciato tre mutande, minimum fax

minimum fax continua la pubblicazione delle poesie inedite di Charles Bukowski, una “collana nella collana” di grande successo che propone la riscoperta di questo autore troppo spesso snobbato dalla critica e intrappolato negli stereotipi del poeta-clochard.
Dopo Santo cielo, perché porti la cravatta? ecco la seconda parte della raccolta uscita postuma negli Stati Uniti con il titolo The Night Torn Mad with Footsteps. Ritroviamo anche qui le tematiche e le atmosfere care al “vecchio Hank”: il gusto per le sbronze e per il sesso, per la vita e per la letteratura, per la musica classica e per lo sberleffo, per le corse dei cavalli e per il pugilato… Dalle bettole di San Francisco alle squallide pensioni di Los Angeles, tra donne intercambiabili e gatti che osservano attenti i tasti della macchina da scrivere, il racconto ironico e romantico al tempo stesso delle sconfitte visibili e dei trionfi invisibili che costituiscono un universo di grande poesia.

Charles Bukowski, Santo cielo, perché porti la cravatta?, minimum fax

Giunge al sesto volume di poesie la “collana nella collana” con cui minimum fax sta portando all’attenzione del pubblico lettere e opere poetiche finora inedite di Charles Bukowski, una vera “riscoperta” di enorme successo. Questa è la prima parte di una raccolta uscita postuma negli Stati Uniti, The Night Torn Mad With Footsteps, che comprende poesie scritte fra il 1970 e il 1990. Vecchi Tarzan hollywoodiani finiti all’ospizio, pugili precipitati dalla gloria all’alcolismo, fantini vedovi che commuovono l’intero ippodromo; il funerale dell’amato John Fante, i ricordi di un’infanzia violenta e di una vita passata fra stanze in affitto e banconi di bar: questa la “Los Angeles dell’anima” che Bukowski racconta con la sua voce inconfondibile, carica di ironia e tenerezza.

Possidónio Cachapa, Materna dolcezza, Scritturapura edizioni

Nessuno esce illeso da un grande amore o dalla sua mancanza.
Questo è un libro di un’intensità feroce, capace di far mutare la visione sulla vita, sull’amore, sulle persone.
Una storia di frontiere e di incontri, in cui gli uomini hanno il cuore delle donne e in cui le donne hanno la forza degli uomini.
Dove ci sono uomini che si lasciano amare in silenzio e donne che agiscono.
In cui personaggi che appaiono estranei sono in realtà uniti da un legame più forte di quello di sangue.
Nessuno può credere di conoscere la letteratura portoghese moderna, se non ha letto e riletto questo libro.

Gian Paolo Caprettini, Il barbecue della verità, Espress Edizioni

La verità in una concezione popolana non ha origini nobili, bensì inquietanti modi di venire allo scoperto. Dal momento che ci troviamo, contemporaneamente, nell’epoca della globalizzazione e in un clima da fine dell’impero d’Occidente, il tema merita attenzione e per farlo comprendere meglio è utile riportarlo a una tradizione, riconferirgli i suoi connotati storici.
In questo libricino l’autore compie dunque una risalita dall’attualità: intercettazioni, casi intimi clamorosi, vicende costruite sull’insinuazione e sulla maldicenza, backstage e fuori-onda rivelatori verranno ricondotti ai loro retaggi ancestrali. Tutto questo per capire più a fondo, per sopportar(si) con maggiore tolleranza, per indignarsi ma in modo anche autocritico.
Passando attraverso casi cinematografici famosi, il discorso contiene anche un excursus su menzogna e comicità, altri due orizzonti estremi dei “guasti” della parola.

Lorena Carrara, Intorno alla tavola. Cibo da leggere, cibo da mangiare, Codice Edizioni

Il cibo non è solo nutrimento; proprio in quanto gesto quotidiano e universale, diventa anche veicolo di una ricchissima gamma di valori culturali e sociali. La scelta di mangiare alcuni alimenti e non altri, le modalità e i luoghi del consumo, le persone con cui condividiamo i pasti, fino ad arrivare al piacere o al disgusto del cibo: tutto contribuisce a definire la nostra identità e il nostro posto nella società. Intorno alla tavola è un curioso mosaico di sequenze letterarie, accomunate da un tema che oggi conosce un crescente interesse: l’alimentazione vista in tutti i suoi risvolti psicologici e sociali. Sedendo a tavola con i più noti personaggi della letteratura e svelando così i meccanismi più intimi dell’atto alimentare, Lorena Carrara ci offre un’inusuale prospettiva con cui avvicinarci non soltanto ai libri e al cibo, ma anche alla realtà di ogni giorno.

Raymond Carver, Di cosa parliamo quando parliamo d’amore, minimum fax

Pubblicato negli Stati Uniti nel 1981 e in Italia nel 1987, questo libro, un classico carveriano, è ormai introvabile da parecchi anni. Con una nuova traduzione, lo ripubblica ora minimum fax proseguendo così il cammino della collana «I libri di Caver» che ha restituito ai lettori italiani uno dei più grandi autori del Novecento.
Di cosa parliamo quando parliamo d’amore riunisce diciassette racconti che colpiscono immancabilmente al cuore per la drammatica umanità dei protagonisti e la purezza cristallina della scrittura, alcuni dei quali ripresi con successo da Robert Altman nel suo capolavoro America Oggi. Il titolo, di forte impatto, è ormai diventato un’espressione di uso comune, e il libro è un cult book tradotto in tutto il mondo.

Raymond Carver, Vuoi star zitta per favore?, minimum fax

Con questa raccolta, pubblicata per la prima volta nel 1976, l’esordiente Raymond Carver diede nuova vita al racconto americano: fu immediatamente riconosciuto come il maestro della short story, affermandosi ben presto come uno degli scrittori più amati e più letti del secondo Novecento.
«Ventidue racconti in questo primo libro di Carver, così tanti, e tutti perfetti nel loro aspetto, così levigati: è impossibile trovare anche una sola parola fuori posto. Un senso pesante di spavento aleggia in queste storie: gente che se l’è passata male, o che se la sta passando male; uomini che bevono troppo, mariti che fanno a botte con le mogli e mogli che lasciano i mariti. C’è morte, rovina, abbandono, gente sgradevole che si presenta alla porta di casa con ogni sorta di notizie sgradevoli. La vita è una cosa seria, in questi racconti. E qui non c’è altro che vita». (Richard Ford)

Raymond Carver, Se hai bisogno chiama, minimum fax

Nella primavera del 1988, appena due mesi prima di morire, Raymond Carver disse al New York Times: «Ho ancora pesci da pescare e storie da raccontare».
Questo libro, che viene pubblicato in Italia prima ancora che negli Stati Uniti, raccoglie cinque racconti inediti: due risalgono ai primi anni Ottanta («Che cosa vi piacerebbe vedere?» e «Se hai bisogno, chiama»), mentre gli altri tre («Legna da ardere», «Vandali»e «Sogni») sono il frutto della sua ultimissima stagione creativa: le storie che sentiva di dover ancora raccontare. In esse ritroviamo intatte, del miglior Carver, la pietà e la durezza, l’onestà nel dare a speranza e disperazione il pari peso che hanno nel mondo.

Francisco Castro, Spam, Edizioni dell’Urogallo

Questo romanzo, vincitore del Premio Blanco Amor 2005, ci approssima all’ordinata vita di Gómez, capo gestore di risorse umane dell’Impresa, un tipo con assai pochi scrupoli che mediante un controllo ferreo dei suoi impiegati e l’applicazione dei metodi appresi nella Consabidomaster sta riuscendo a far migliorare i risultati contabili dell’impresa ogni giorno. Gómez è felice e già si vede con possibilità di trasformarsi in Direttore Generale, però il suo controllo sulle cose si vede compromesso il giorno in cui un uomo inizia a utilizzare l’intranet dell’impresa e i cellulare degli impiegati per inviare messaggi nei quali insulta direttamente il direttore generale in carica, messaggi che malgrado il titolo del romanzo non sono SPAM, poiché non si tratta di posta commerciale non sollecitata e bensì di messaggi inviati con tutta la malafede del mondo.

Maurizio Ceccato, Non capisco un’acca, Hacca

Un accademico attaccabrighe
si accanì baccantico sul taccagno tabaccaio
braccato da una slovacca attaccabottoni
che bivaccava raccapricciante
con un baccalaureato.

Inutile dire che non capisco un’acca è molto più che una raccolta di filastrocche. E’ un libro d’artista, è un viaggio nell’immaginario, è una seduta psicanalitica, è un portfolio, è un gioco citazionistico (ma mica postmoderno eh, Ceccato se ne frega che noi si trovi il referente o meno), è una sfida al vocabolario, è lo zenith che può raggiungere la collaborazione fra un grafico e una casa editrice (Hacca, appunto), è la massima coerenza progettuale raggiungibile in un bagno di anarchia.

L’acca foneticamente non esiste, ha solo, quel che si dice, un valore “diacritico” coopera cioè a indicare la pronuncia di una serie di segni grafici. E’ quindi un segno ancillare,  in un certo senso una buona metafora della grafica editoriale, ancella del testo. Un segno di servizio. Ma capita che anche le ancelle più virginali di tanto in tanto si incazzino, si straccino le calze, e decidano di vomitare in un sol colpo tutto quello che si sono tenute dentro per anni.

E fu così che un bel giorno, in una pagina lontana lontana, successe il fattaccio: le acca pensarono bene di farla pagare a tutte le altre lettere dell’alfabeto, partendo alla carica del significato costituito in quella che fu ricordata come la rivolta delle acca.

Raphaëlle Choël, Julie Rovéro-Carrez, Tokyo Sisters, edizioni O barra O

“Ma a Tokyo ci sono soltanto donne?”, si domanda ogni straniero in visita in Giappone, stupito di fronte all’esorbitante presenza femminile nelle strade.
Tokyo sisters, reportage di due giovani e curiose giornaliste francesi, racconta la complessità della città di Tokyo attraverso la voce delle sue abitanti, donne dai quindici ai sessant’anni, single e sposate, casalinghe o businesswomen. Il risultato è una brillante e ironica guida antropologica al femminile per orientarsi nei luoghi simbolo della megalopoli (ristoranti, karaoke, love hotel, terme, sale da pachinko, grandi magazzini) e scoprire come la donna modesta e riservata che vive all’ombra del marito, immortalata nei film di Yasujiro Ozu, abbia fatto ormai il suo tempo.
Nuovi stili di vita e abitudini di consumo, differenti rapporti con il corpo e la sessualità, contaminazioni incessanti tra influenze occidentali e immaginario manga creano modelli di cittadine che, oscillando con grazia tra tradizione ed estrema modernità, incarnano tutto il fascino della cultura giapponese.

Feride Çiçekoğlu, Non sparate agli aquiloni, Scritturapura edizioni

Inci è una prigioniera politica, Baris un bambino di quattro anni. E insieme a lei, dietro le sbarre di un carcere turco dopo il colpo di stato del 1980, che Baris impara a conoscere il mondo e ad andare oltre la gabbia, in alto, come fanno gli aquiloni. Ma le lettere che lui le scrive, con l’aiuto di altre detenute, rischiano di restare impigliate nelle porte di ferro… La purezza di un bambino sa smascherare le assurdità di cui spesso è impregnata la Storia.