J.M. Coeztee, La vita degli animali, Adelphi

La sistematica, silenziosa uccisione quotidiana di milioni di animali è il peccato originale che in ogni momento si rinnova intorno a noi. Senza che peraltro venga percepito in quanto tale. Non si tratta forse di una necessità perché l’umanità sopravviva? Così dicono anche i più illuminati, svelando la rozzezza di ogni etica che riguardi esclusivamente l’uomo. Sarà pure indubbia, quella necessità. Ma l’uccisione rimane uccisione. E, se un occhio etico esiste, deve essere capace di osservarla e giudicarla. Con questo libro Coetzee non ha inteso aggiungere nuovi argomenti alla disputa sulla crudeltà verso gli animali, che risale plausibilmente a quando, nella remota preistoria, l’uomo passò alla dieta carnivora. Da consumato narratore, ha voluto creare qualcosa di molto più efficace: una subdola, insidiosa macchina romanzesca che obblighi il lettore ad avvertire in tutta la sua enormità una questione che generalmente si preferisce accantonare. Usando a questo fine un personaggio memorabile, Elizabeth Costello, anziana e popolare romanziera che riesce a mettere in crisi tutti i sapienti accademici, a cominciare da suo figlio, professore di Fisica, in una città universitaria politically correct dove è stata invitata a parlare dei suoi libri. Con la sua voce pacata e implacabile, Elizabeth Costello parlerà invece delle vite degli animali e di come vengono maltrattate dagli uomini, così gettando i suoi ascoltatori in un insanabile imbarazzo. «Non hanno una coscienza e dunque. Dunque cosa? Dunque siamo liberi di usarli per i nostri fini? Dunque siamo liberi di ucciderli?». La vita degli animali è apparso per la prima volta nel 1999 ed è corredato, in appendice, da quattro riflessioni: una letteraria di Marjorie Garber, una religiosa di Wendi Doniger, una filosofica di Peter Singer e una etologica di Barbara Smuts.

Emma Damon, I bambini e le case del mondo, laNuovafrontiera Junior

Case di cemento, di legno, di vetro o di fango, sull’acqua, nel deserto, tra la neve… case di tutte le forme e dimensioni popolano questo simpaticissimo libro pop-up che ci conduce in giro per il mondo alla scoperta dei vari tipi di abitazione per concludere che se anche viviamo in case differenti e in posti diversi nessun altro posto è come la propria casa. Età: dai 4 anni.

 

Philippe Lechermeier, Rébecca Dautremer, Il diario segreto di Pollicino, Rizzoli

La storia di Pollicino raccontata sotto forma di diario segreto. La penna sognante di Lechermeier e le ricche, eleganti illustrazioni della Dautremer fanno rivivere le avventure dei sette fratellini in fuga e degli altri indimenticabili personaggi del classico con ironia e intelligenza. Fantasia per tutti i gusti: la dentiera della matrigna, ranocchie nella vasca da bagno, salumi che pendono dal soffitto. Ampie tavole da ammirare, schizzi dettagliati, foto e ritagli in cui perdersi. Età di lettura: da 9 anni.

Voland

logo volandVoland è il nome del Signore delle Tenebre nel romanzo di Michail Bulgakov Il Maestro e Margherita, ma di certo non è un diavolo comune. Per definirlo e per confondere subito le acque e il lettore, Bulgakov premette al suo romanzo una citazione dal Faust di Goethe: “…io sono parte di quella forza che vuole perennemente il Male e perennemente compie il Bene.”
Arrivando infatti a Mosca nei cupi anni ’30, il misterioso Voland e la sua bizzarra corte mettono a soqquadro la città: magie, giochi di prestigio, inquietanti spostamenti nel tempo e nello spazio. Salveranno però il Maestro, uno sfortunato scrittore inviso al potere (“I manoscritti non bruciano”). E la vendetta della schiera diabolica si esercita beffarda soprattutto nei confronti della cattiva letteratura…

La casa editrice Voland, fondata dalla slavista Daniela Di Sora, è nata nell’aprile del 1995. I primi tre libri pubblicati sono stati di autori slavi: Gogol’ Dall’Italia, Stanev Il ladro di pesche e Tolstoj Per Anna Karenina che contiene un saggio inedito di Angelo Maria Ripellino. Grande infatti è l’attenzione per il mondo slavo, in gran parte sconosciuto, affascinante perché fatto di grandi letterature non troppo frequentate, come la russa, la ceca, la bulgara, la polacca.
Fra le altre proposte ricordiamo: il bulgaro Ivan Kulekov (Senza tempo, senza ordine, senza indirizzo) umorista e feroce satirico, inviso al vecchio e al nuovo regime; Jordan Radičkov (Noi passerotti, Bisce, Gente, gazze e cavalli), l’unico scrittore bulgaro citato da Claudio Magris nel suo libro Danubio; i romeni Mircea Cărtărescu, considerato fra i migliori poeti e prosatori della sua generazione, di cui sono usciti per la Voland Travesti, Nostalgia, Abbacinante. L’ala sinistra e la raccolta di racconti Perché amiamo le donne, e Paul Goma con il suo romanzo di formazione L’arte della fuga.
Rimane centrale la passione per la narrativa russa che prende corpo con Autobiografia di un cadavere di Sigizmund Kržižanovskij, una impareggiabile lezione di stile, Il fantasma di Alexander Wolf di Gajto Gazdanov, Nikolaj Nikolaevič: il donatore di sperma di Juz Aleškovskij, la splendida antologia di racconti I fiori del male russi curata da Viktor Erofeev, i più recenti Il volo dei corvi di Sergej Nosov e Ferdinand, o il viaggio da Pietroburgo al nulla di Ja.M. Sen’kin, con i romanzi Capelvenere, La presa di Izmail e Lezione di calligrafia di Mikhail Shishkin, unanimamente considerato uno dei maggiori autori russi contemporanei, e il nuovissimo Eccovi Mosca, un incandescente ritratto di Mosca firmato da uno dei maggiori artisti russi contemporanei, Dmitrij A. Prigov.
Questo percorso di qualità si è esteso fino a comprendere altre letterature con autori non scontati. Fra i più importanti sono da ricordare almeno lo spagnolo José Ovejero, vincitore del premio Primavera de Novela con il libro La vita degli altri; il brasiliano di origine russa Moacyr Scliar, il cui romanzo Il centauro nel giardino nel 2002 è stato inserito tra i primi cento titoli del “National Yiddish Book Center”; Carol Shields, premio Pulitzer 1995 per il romanzo Diari di pietra, considerata insieme a Margaret Atwood e Alice Munro tra le più significative rappresentanti della moderna narrativa canadese; la portoghese Dulce Maria Cardoso, che nel 2009 ha ricevuto il Premio dell’Unione Europea per il romanzo Le mie condoglianze; la tedesca Brigitte Reimann, con il suo Franziska Linkerhand, considerata un classico e tradotta in tutte le maggiori lingue europee. E poi ancora l’israeliano Alon Altaras, il messicano Enrique Serna; l’italiano Ugo Riccarelli, vincitore nel 2004 del premio Strega, di cui abbiamo pubblicato la raccolta di racconti Diletto; e Philippe Djian, scrittore non conformista, considerato l’erede francese della beat generation, presente nel nostro catalogo con il romanzo Imperdonabili, e del quale uscirà a breve per i tipi Voland 37°2 al mattino, libro da cui è stato tratto il film culto degli anni ’80 Betty Blue. Senza dimenticare Amélie Nothomb che, con i suoi 6 milioni di libri venduti solo in Francia, costituisce un caso con pochi precedenti e che si è ormai imposta al pubblico italiano con la forza della sua prosa caustica e ironica (la Voland ha pubblicato tutti i suoi romanzi, e infatti, come ha più volte ribadito alla stampa, Amélie Nothomb resta fedelissima alla casa editrice che l’ha scoperta e lanciata in Italia).

Nel 1999 la Presidenza del Consiglio dei Ministri ci ha concesso il Premio alla cultura “per la pregevole attività svolta nel campo editoriale”, mentre il 12 maggio del 2003 è stato assegnato alla Voland il Premio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali “per aver svolto attraverso la pubblicazione di traduzioni di elevato profilo un importante ruolo di mediazione culturale”.

 

I GIRALIBRI DI VOLAND

Amélie Nothomb, MAXI

Philippe Djian, “Oh…”

Mircea Cartarescu, Abbacinante. L’ala sinistra

Zachar Prilepin, Il peccato

Zachar Prilepin, San’Kja

Julio Cortázar, Diario di Andrés Fava

Dulce Maria Cardoso, Il compleanno

José Ovejero, La vita degli altri

Georgi Gospodinov, Fisica della malinconia

 

Trebisonda

La Trebisonda, grazie a delle donazioni (grazie Michele Bracciotti!) mette a disposizione alcuni libri per grandi e bambini.

Ecco un primo piccolo elenco:

GiraLibri:

J.M. Coeztee, La vita degli animali, Adelphi

Autori vari, Sostiene Sankara, Becco Giallo

Saul Frampton, Il gatto di Montaigne, Guanda

Philip Roth, Nemesis, Jonathan Cape London

John Berger, Contro i nuovi tiranni, Neri Pozza

Ingrid Noll, Die Häupter meiner Lieben, Roman Diogenes

Martha Grimes, Fremde Federn, Goldmann

Fred Vargas, Fliehe weit und schnell, Aufbau

Michel Houellebecq, Plattform, Roman

John Irving, Die vierte Hand, Roman Diogenes

Susanna Moore, Aufschneider. In the cut, Dtv galleria

Fred Vargas, Der untröstliche Witwer von Montparnasse, Aufbau

Frank Schätzing, Iautlos, Emons

Jògvan Isaksen, Endstation Färöer, Grafit

Magdalen Nabb, Tod in Florenz, Diogenes

Charlotte Link, Das andere Kind, Roman

Andrea Maria Schenkel, Tannöd, Krimi Nautilus

Martin Suter, Der Teufel von Mailand, Roman Diogenes

Anne Tyler, Fast ein Heiliger, Roman Fischer

Stieg Larsson, Verdammnis, Roman

Stieg Larsson, Verblendung, Roman

Stieg Larsson, Vergebung, Roman

Andrea Maria Schenkel, Bunker, Roman Nautilus

Peter Høeg, Fräulein Smillas Gespür für Schnee, Roman

Ken Follett, Der dritte Zwilling, Roman

Louise Penny, Denn alle tragen Schuld, Roman Blanvalet

GiraLibri junior:

Emma Damon, I bambini e le case del mondo, laNuovafrontiera Junior

Philippe Lechermeier, Rébecca Dautremer, Il diario segreto di Pollicino, Rizzoli

Carter Forrest, Piccolo albero, Salani

Pina Varriale, Leo punto e a capo, Mondadori

Bianca Pitzorno, La bambina viva, Mondadori

Beatrice Masini, Olga in punta di piedi, Einaudi

Georgie Birkett, Sono una principessa, Emme edizioni

Di Marco e Rivola, Duvolte e Annibale. Un professore tra Cartaginesi e Romani, laNuovafrontiera junior

Da bambino, il professor Duvolte aveva il maestro più noioso e severo dell’universo. Un giorno, a scuola, succede l’irreparabile: il piccolo Ernesto Maria si addormenta sul libro, ed è così che scopre la sua capacità di viaggiare attraverso i libri.
Questa volta al suo risveglio si ritrova circondato da elefanti e poi in compagnia di Annibale in persona che gli racconterà per filo e per segno le guerre puniche…
È grazie a questo che, quando il maestro lo soprenderà a dormire, riuscirà a stupire lui e tutta la classe!!

La grande Storia raccontata con tanta ironia attraverso storie spassose, piene di azione, divertimento e sorprendenti avventure.

Di Marco e Rivola, Duvolte e i pirati dei Caraibi. Un professore all’arrembaggio, laNuovafrontiera junior

Anche i professori hanno bisogno di una vacanza e Duvolte è alla disperata ricerca di una soluzione accessibile alle sue finanze, finché gli viene suggerito di sfruttare la sua capacità di viaggiare attraverso i libri e così sceglie un’isoletta dei Caraibi del XVII sec.
Peccato che Nostradamo gli ha teso una trappola e, per salvarsi, dovrà affrontare i più temibili pirati e corsari: Barbanera, Henry Morgan, sir Francis Drake…

La grande Storia raccontata con tanta ironia attraverso storie spassose, piene di azione, divertimento e sorprendenti avventure.

Di Marco e Rivola, 300 + 1. Un professore alle Termopili, laNuovafrontiera junior

Durante un congresso di storici il perfido Nostradamo, invidioso del successo del professor Duvolte, decide di umiliarlo pubblicamente cambiando uno dei più famosi eventi della storia: la battaglia delle Termopili… Come farà il professor Duvolte a ristabilire il giusto corso della storia? Con la sua innata capacità di viaggiare attraverso i libri, si troverà faccia a faccia con Serse e il grande Leonida, per finire a combattere in prima fila a fianco dei famosi trecento spartani.

La grande Storia raccontata con tanta ironia attraverso storie spassose, piene di azione, divertimento e sorprendenti avventure. Il tutto con l’alto patrocinio di grandi storici del mondo antico e con un protagonista davvero unico: Ernesto Maria Duvolte, il professore di storia più bravo al mondo che deve la sua smisurata cultura a un’icredibile capacità: quando inciampa in un libro, casca dentro il libro, ritrovandosi catapultato all’interno delle vicende storiche.

Di Marco e Rivola, Anche tu, Duvolte. Un professore nell’antica Roma, laNuovafrontiera junior

Il professor Duvolte è chiamato a una sfida senza pari: distogliere Michelino, il terribile nipote di Nostradamo, dai suoi videogiochi per insegnargli un po’ di storia. Quando, dopo un infruttuoso tentativo, i due si ritrovano catapultati nell’antica Roma, Michelino è scomparso… Duvolte per ritrovarlo dovrà seguire Cesare nelle sue numerose campagne militari fino alla fatidica notte del 14 marzo del 44 a.C., quando i due si ritroveranno faccia a faccia con i pugnali di Bruto e dei congiurati…

La grande Storia raccontata con tanta ironia attraverso storie spassose, piene di azione, divertimento e sorprendenti avventure. Il tutto con l’alto patrocinio di grandi storici del mondo antico e con un protagonista davvero unico: Ernesto Maria Duvolte, il professore di storia più bravo al mondo che deve la sua smisurata cultura a un’incredibile capacità: quando inciampa in un libro, casca dentro il libro, ritrovandosi catapultato all’interno delle vicende storiche.

Rafael Horzon, Il libro bianco, Scritturapura

“Un piccolo capolavoro” Die Welt
“Esilarante, c’è da morire dal ridere” Chronic’art
“Horzon racconta la propria vita… è magistrale, è vera arte” Der Spiegel
“Un umorismo inimitabile” Le Monde
“Come reinventare se stessi con le attività più improbabili, né per lavoro né per profitto: l’autobiografia di un folle” Le Figaro

Horzon, il protagonista-autore de Il libro bianco, segue un corso di Jacques Derrida a Parigi, è perseguitato dalla signora Sarasate, vive una serie interminabile di avventure a Berlino, gira un film con un cane rosa, apre una galleria giapponese immaginaria, crea i “Mobili Horzon” e fa concorrenza all’Ikea, fonda un’accademia delle scienze inutili, concepisce una cravatta che parte dal collo e sale sulla testa, rifonda un sistema decimale, apre una libreria mono-libro, fonda un’agenzia per i divorzi.

E dice che è tutto vero! Sogno o realtà?
Beffa o racconto mistico? Ecco la picaresca biografia di un imprenditore o… di un creativo in tempo di crisi?

Christian Mascheroni, Non avere paura dei libri, Hacca

Mia madre e mio padre sono i libri che avrei voluto scrivere, che avrei voluto leggere, nonostante gli errori di battitura, i refusi, le bruciature, gli angoli piegati.

«Sono qui per raccontarvi la storia della meravigliosa metamorfosi del libro che avete tra le mani. Questo è un libro speciale, per numerose ragioni. Inizio a dirvene tre. Perché al suo interno contiene innumerevoli libri. Perché è il memoir di un lettore incantato che, sogno dopo sogno, ferita dopo ferita, da bambino si trasforma in uomo adulto. Perché ha il potere di ricordarci – ridendo di gioia, piangendo di commozione, gridando con forza – che noi non siamo solo ciò che mangiamo: siamo anche quello che leggiamo (e quindi bisognerebbe fare attenzione a ciò che si legge come si fa per il cibo che si mette in bocca). Siamo tutte le vite dei personaggi che abbiamo amato. Nel nostro sangue scorrono brani di libri».

Thomas Enger, Dolore fantasma, Iperborea

“Scopri chi mi ha incastrato e ti dirò tutto quello che so sulla morte di tuo figlio”: questa la telefonata che riaccende la speranza in Henning Juul, il cane sciolto della redazione online di 123news, che insegue la verità più della notizia e non scende a patti che con la sua coscienza. Sono passati due anni dall’incendio che gli ha sfregiato il volto e portato via il piccolo Jonas, e che la polizia ha archiviato troppo in fretta come un incidente. Quella notte Henning ha perso una parte di sé che continua a pulsargli dentro come un dolore fantasma, e solo ora le sue vane indagini trovano aiuto in Tore Pulli, noto businessman con un passato criminale e ingiustamente condannato per omicidio. Entrambi vittime di una trappola perfetta e abbandonati dalla legge, giornalista ed ex gangster si ritrovano uniti in una lotta contro il tempo e contro ogni apparenza in nome della verità. Ma in che modo Tore Pulli può essere legato al misterioso incendio? Tra veleni colombiani e miti nordici, musica rock e gang di immigrati svedesi, Thomas Enger tinge di nero una Oslo inondata dalla luce calda di fine estate con un nuovo thriller che esplora i diversi volti della sua città, addentrandosi nel retroterra umano dei delitti come negli interrogativi della coscienza.

Kari Hotakainen, Un pezzo d’uomo, Iperborea

Salme Malmikunnas, loquace vecchietta di provincia, accetta il patto diabolico di uno scrittore in crisi creativa: 7000 euro in cambio della sua vita, e tutto ciò che racconterà diventerà un romanzo. Affare fatto e registratore acceso, lo scrigno dei ricordi si spalanca: gli anni tra i fili e i bottoni della sua merceria, l’imprevedibile marito Paavo, che di punto in bianco è diventato muto, e soprattutto i figli, Helena, Pekka e Maija, tutti realizzati nella grande città. Ma quanto è attendibile una madre che parla dei suoi figli? E quanto è sincero un figlio con i genitori? Perché Salme nasconde un dramma famigliare che non può essere venduto a nessun prezzo, e a ben guardare la realtà non è esattamente come è stata raccontata, ma molto più amara e assurda dell’invenzione, o così maledettamente vera da sembrare inventata. Mentre Helena, manager rampante, deve aggrapparsi a ogni ringhiera per non sprofondare nel vuoto delle idee che vende, il fratello Pekka, imprenditore di se stesso, è uno squattrinato freelance della truffa, da vecchio amico del defunto ai banchetti funebri a venditore della prima guida agli assaggi a sbafo per senzatetto. Come loro, una strampalata galleria di avventurieri della nostra epoca mette a nudo un’umanità che ha perso la bussola e perfino ogni colpa e responsabilità, travolta da un libero mercato in cui tutto ha un prezzo e da un gioco delle parti che ha preso il sopravvento sulla vita. La società del benessere ha divorato i suoi figli, e solo l’umorismo affilato di Hotakainen può smascherarla, restituendo, tra il riso e le lacrime, la tragicommedia del vivere contemporaneo.

Paolo Cognetti, Sofia si veste sempre di nero, minimum fax

Sofia si veste sempre di nero è la nuova prova narrativa di Paolo Cognetti, autore di Manuale per ragazze di successo e Una cosa piccola che sta per esplodere. Nei suoi racconti, cesellati con la finezza di Carver e Salinger, ha saputo rappresentare con sorprendente intensità l’universo femminile. Ed è ancora una donna la protagonista del suo nuovo libro, un romanzo composto da dieci racconti autonomi che la accompagnano lungo trent’anni di storia: dall’infanzia in una famiglia borghese apparentemente normale, ma percorsa da sotterranee tensioni, all’adolescenza tormentata da disturbi psicologici, alla liberatoria scoperta del sesso e della passione per il teatro, al momento della maturità e dei bilanci. Con la sua scrittura precisa e intensa, che nasconde dietro l’apparente semplicità una straordinaria potenza emotiva, Cognetti ci regala il ritratto di un personaggio femminile indimenticabile: una donna torbida e inquieta, capace di sopravvivere alle proprie nevrosi e di sfruttare improvvisi attimi di illuminazione fino a trovare, faticosamente, la propria strada. Un libro avvincente in cui ciascun lettore troverà momenti di bellezza e di dolore, di ansia e di riscatto, che riconoscerà di aver vissuto anche sulla sua stessa pelle.

Fulvio Ervas, L’amore è idrosolubile, marcos y marcos

Alice è scomparsa a ferragosto.
Per dieci anni, di lei non si è saputo più nulla.
Poi un’alluvione fa affiorare uno scheletro nella campagna e una giovane veggente marocchina è certissima che sia lo scheletro di Alice: l’ha detto la madonna.
Ma come, la madonna? L’agente Sperelli è perplesso. Come fa la madonna ad apparire a una musulmana?
L’ispettore Stucky è ancora più perplesso. Il suo spirito laico si ribella a ogni apparizione oltremondana, la sua vita privata è in burrasca. Deve portare a spasso Argo, cagnetto che sorride e ingolla salmone come un orso norvegese. Deve domare Michelangelo, adolescente armato di ormoni come bombe a mano. Ed Elena, calendari consumati trentotto, è più pericolosa di un antibiotico senza febbre.
Bianchi fogli manoscritti invadono Treviso. Compaiono sui tavolini all’aperto, sulle panchine, sui parapetti. Sono le fotocopie di un’agenda: rispettabili professionisti ritratti nel loro più intimo comportamento amoroso e paragonati a millepiedi, vermi solitari, larve luminose, cavallette. Erano amori deboli, idrosolubili. Come il sale e lo zucchero. Firmato: Alice.
Spari risuonano nel buio, tremano gli ex amanti di Alice; e i satanisti si radunano a mezzanotte.
Il mistero sembra più fitto di un frutteto di kiwi abbandonato, ma la soluzione è nell’aria. Basta saperla respirare.
Per fortuna Stucky è in forma più che mai.
In corpo e in spirito. Un giallo celestiale.

Fulvio Ervas è nato nell’entroterra veneziano il 23 luglio 1955, senza sapere che Albert Einstein era morto da qualche mese. Quando ne avrà coscienza, si iscriverà a un liceo con la presunzione di doversi costruire una cultura scientifica. Inspiegabilmente attratto da tutti gli animali diversi dall’uomo, si laurea in Scienze Agrarie, con un’inquietante tesi sulla “Salvaguardia della mucca Burlina”. Insegna Scienze Naturali nell’Impero della pubblica istruzione, e di questo ci racconta in Follia docente, ma è assediato da altre storie. In treno, nell’orto, vicende e personaggi gli si affollano in testa, e non gli danno pace finché non si sentono in salvo su una pagina. Insieme alla sorella Luisa ha pubblicato La lotteria (Premio Calvino 2001) e Succulente. Dopo Commesse di Treviso, Pinguini arrosto, e Buffalo Bill a Venezia, Finché c’è prosecco c’è speranza e L’amore è idrosolubile narrano le curiose indagini dell’ispettore Stucky, mezzo persiano e mezzo veneziano. Fulvio Ervas vive vicino a Treviso con la famiglia e un numero crescente di animali domestici, tra cui Argo, il miglior plurimeticcio non protagonista di questo libro.

Ángeles Caso, Un lungo silenzio, marcos y marcos

La Guerra civile è finita, hanno vinto i franchisti.
Le donne della famiglia Vega tornano a casa.
Scendono dal treno e ripercorrono, dopo anni d’assenza, le strade della loro città.
Letrita davanti, a testa alta, con la bellezza che le hanno donato – a lei che mai fu bella – l’orgoglio, la tolleranza e il coraggio.
Poi María Luisa, che rileggendo il passo di una lettera di Fernando – il tuo corpo è l’unico posto al mondo dove voglio restare per sempre – troverà la forza di salvare il marito violoncellista dal carcere tremendo di Badajoz.
A pochi passi, Alegría. Tiene per mano la figlia, Merceditas, che di notte ha paura, e sogna che sua madre si faccia bella, che la nonna torni a sedersi sulla sedia in cucina a raccontarle una storia mentre fa lo stufato, che la zia María Luisa parli orgogliosa dei concerti del marito o dei suoi alunni e che Feda si dipinga le labbra e le descriva i balli con Simón.
Feda distratta, Feda innamorata. Le labbra di Simón sanno di mare, di pioggia, di montagna, di fiume, di sesso, di un mattino d’estate, di caffelatte. Le labbra di Simón sanno di tutto il bello della vita.

Le chiamano le rosse, le sconfitte? Loro custodiscono vittorie più vere.
Dovranno lottare per conquistarsi un tetto, un lavoro?
Sono pronte. Donne come loro non si arrenderanno mai.
Accarezzano il passato, affrontano il presente e si proiettano nell’avvenire.

Una storia vera.

Ángeles Caso è nata a Gijón nel 1959, figlia di un filologo che incantava i figli con ballate spagnole del Cinquecento per metterli a letto. Ángeles fa risalire la sua decisione precocissima di diventare scrittrice al desiderio di dare un finale alla ballata incompiuta del Conte Arnaldo. La scrittura tuttavia richiede un lungo apprendistato, e Ángeles lo affronta studiando arte e storia moderna. Il suo fascino e il suo talento affabulatorio attirano le mire della televisione, che per un po’ l’avvolge nelle sue maglie: per due anni Ángeles è il volto del telegiornale spagnolo. Ma lei lì non si sente a casa, ed è con sollievo che decide di tornare a dedicarsi alla letteratura a tempo pieno. Alterna il romanzo storico alla narrativa pura, e al centro della sua attenzione c’è sempre il coraggio delle donne.
Controvento, che racconta la vera storia della sua baby-sitter di Capo Verde, le è valso il Premio Planeta, il premio letterario più ricco del mondo dopo il Nobel. Un lungo silenzio racconta invece la storia di sua madre, e ha conquistato il Premio Lara e tutti noi.

Daniil Charms, Disastri, marcos y marcos

Vecchie che, per la troppa curiosità, si ribaltano dalla finestra e si sfracellano.
Gatti che posano da maggiordomo, cani che si stendono sui fornelli.
Tizi che litigano e si sputano in faccia.
O si prendono a colpi di cetrioli.
O muoiono di insonnia per paura dei topi.
Gente che va a dormire credente e si sveglia atea e, grazie a una semplice operazione aritmetica, scopre quanto pesa la fede.
Personaggi strampalati, parlatori infaticabili, logici illogici, narratori memorabili, voci che, messe insieme, creano un coro acuto e paradossale.
Racconti, frammenti, lampi: si piange dal ridere, si sospira, si vola.
Una delle opere più originali e profetiche della narrativa russa del secolo scorso.
Illuminata dalla cura e dalla traduzione partecipe e appassionata di Paolo Nori.

Si chiama Daniil Ivanovič Juvačev, si fa chiamare Daniil Charms. Alla fine del 1933 scrive: “Ho studiato a lungo le donne e ora posso dire di conoscerle alla perfezione”. Qualche anno più tardi scrive: “Io stimo solamente le giovani donne sane e formose. Per gli altri rappresentanti dell’umanità nutro diffidenza”. Il venticinque giugno del ’33 scrive: “Oggi ho mangiato una mousse inglese alla vaniglia e ne sono rimasto contento”. Raccontano che all’inizio degli anni Quaranta esca di casa dicendo “Vado a comprare le sigarette”, e nessuno lo vede più. Arrestato negli anni Trenta con l’accusa di fare arte antisovietica, a partire dagli anni Ottanta diventa uno degli scrittori russi più letti e più pubblicati. La sua fama, che deriva dagli scritti raccolti in questa antologia, si deve principalmente a un amico, il filosofo Jakov Druskin, che dopo la sua scomparsa salva dalle macerie della sua casa bombardata la valigia nella quale Charms conservava i suoi manoscritti, tra i quali questo frammento: “Io non penso di essere molto intelligente, però anche così devo dire che sono il più intelligente di tutti”.

Maurizio Matrone, Piazza dell’Unità, marcos y marcos

Schen Li è bellissima e ama Mohammad di divorante amore. Mohammad ama Schen Li, ama la cocaina, spaccia la cocaina per comprarsi vestiti firmati e qualche volta rapporti orali dalle russe di via Stalingrado. E quando lo sfiora Tatiana Dragan della terza C, Mohammad non capisce più niente. Una volta lei l’ha baciato e il bidello ha sentito rumori animaleschi provenire dal sottoscala.
Scherza con il fuoco, Mohammad.
Schen Li sente il suo corpo diventare zucchero filato, mentre fanno l’amore, ma se lo becca con Tatiana gliel’ha giurato, lei glielo taglia.
Michel è l’uomo nero, un negro enorme vestito di nero. Che studi medicina, che venga dal Burkina Faso, poco importa a Gigliola e Arturo, che hanno scelto lui per coltivare il loro vizio segreto soltanto per motivi inerenti al sistema metrico decimale.
Nikolaj se lo sogna un pisello così, ma il rotolo di euro che Michel infila in tasca uscendo dal camper dove Gigliola e Arturo coltivano il loro vizio segreto gli fa gola più del sesso.
Elena sogna di vivere con il vento sulla faccia, via da quel campo nomadi dove lo zio la tiene prigioniera, e il rotolo di euro che Nikolaj nasconde nella sua baracca vicino ai binari della suburbana le stimola la fantasia.
Mentre Schen Li trama la sua sanguinaria vendetta, cinquemila euro volano di tasca in tasca per finire nelle mani di un bimbo ed esaudire un sogno.

Più che un sottobosco una giungla, la Bologna dello sbando, del chiodo fisso. Sesso, denaro, cocaina, sesso; ma anche amore dolce, coraggio e lealtà. Un romanzo disincantato che incanta, incrociando destini in una favola vorticosa, metropolitana.

Maria Barbal, Come una pietra che rotola, marcos y marcos

Conxa è una ragazzina timida e tenace.
Cresce con gli zii in campagna, dove c’è poco pane e tanto lavoro: in compenso, una natura clamorosa, piena di profumi, colori, voci vere.
L’incontro con Jaume, un artigiano energico e gioioso, le spalanca un mondo di ideali, passione, impegno politico. Conxa e Jaume si sposano al volo, hanno tre figli.
Quando il conflitto civile incendia la Spagna e suo marito parla sempre più spesso di ‘regimi da abbattere’, ‘rivoluzione necessaria’ Conxa teme che le cose si mettano male; un mattino, la milizia si presenta alla porta di casa: vengono arrestati tutti.
Conxa e i ragazzini se la caveranno senza conseguenze. Jaume invece, “la voce che mi aveva detto le cose più belle della mia vita”, sparisce nel nulla. Mentre gli sguardi dei vicini si fanno impiccioni, quasi cattivi, e ogni angolo della casa diventa una nuvola di ricordi, Conxa protegge i suoi figli, i campi, la casa e lotta per non diventare una pietra immobile in una pietraia, senza più gioia, senza più volontà.

La grande forza del carattere femminile, la perdita di un grande amore, la potenza di una vita indipendente in campagna che rotola malamente in città. Una parabola esemplare raccontata in centocinquanta pagine.

Guardare il mondo della campagna e la vita che vi scorre con occhi puri, ma anche disincantati. Ribadire con orgoglio l’indipendenza e la forza del carattere femminile. Sono i due temi sui quali Maria Barbal, nata nel 1949 in un paesino dei Pirenei, si è spesa maggiormente. Maria si trasferisce quindicenne a Barcellona, inizia a insegnare molto presto nelle scuole medie, poi nelle superiori. Viene scoperta dai critici, poco dopo dal grande pubblico: la forza del passaparola trasforma questo suo romanzo in uno dei più grandi successi della letteratura catalana.
Come una pietra che rotola ha appena festeggiato la cinquantesima edizione.

Paolo Nori, La meravigliosa utilità del filo a piombo, marcos y marcos

Cosa ci vuole per scrivere?
Magari è un problema di braghe. Se ti sei macchiato le braghe e quelle che ti ha prestato tuo fratello sono troppo grandi, ti scendono, finisce che passi il tempo a tirarle su. Se le braghe cinesi che hai comprato per cinque euro alla bancarella ti sembrano strane, non fai che guardare come ti stanno in tutte le vetrine e gli specchi. E non ti resta il tempo di tirar fuori il taccuino per scrivere quello che vedi. Ecco, per scrivere, è meglio stare nelle proprie braghe.
E dove si scrive?
A casa tua, accerchiato da boscaioli che potano alberi con la motosega mentre tu cerchi di concentrarti, e ti fanno venire un nervoso che va ancora bene che non succede niente di brutto. Su treni che procedono con andamento che da dentro sembra rettilineo e uniforme, e a casa di Flavio, con le voci che ti chiamano dalla strada, e scopri che ce l’hanno proprio con te.
E cosa si scrive?
Si scrive dei bicchieri infrangibili, che avevano quel nome presuntuoso e così bello, e cosa avrà fatto il primo che ha visto un bicchiere infrangibile andare in mille pezzi, avrà telefonato a qualcuno?
Si scrive di canzoni che in Italia non canteresti nemmeno se ti pagassero, e che in Unione Sovietica in cucine strettissime davanti a una vodka due cetrioli e un pane nero le canti con tanto piacere che quasi vorresti diventassero l’inno nazionale.
Poi si prendono tanti treni, si va dove ci chiamano, si legge ad alta voce con leggero accento emiliano. Si supera il riserbo istintivo, la timidezza, per il piacere che succeda qualcosa, tra le parole e la voce, tra le parole e la musica, che siano percussioni, clarinetti, il canto delle mondine.
Che succeda qualcosa con i lettori che ascoltano, che sentono le parole e l’emozione e la sincerità di chi si espone senza esibirsi mai.
Per dire che è stato bello, che c’era tanta gente, che si è stati bene.

Friedrich Dürrenmatt, Romolo il grande, marcos y marcos

Roma, quinto secolo dopo Cristo.
L’impero romano è allo sfascio. Romolo Augusto, erede suo malgrado dei fasti del passato, sembra quasi compiacersi della marcia trionfale che accompagna la calata dei germani verso Roma, sotto la guida di Odoacre. Sta alla larga da Roma, e si dedica serenamente all’allevamento dei polli, che portano i nomi dei grandi imperatori: Tiberio, Augusto, Domiziano… Invano la moglie Giulia e l’imperatore d’Oriente, tentano di chiamarlo alla ragione. Invano, il ricchissimo Cesare Rupf – fabbricante di calzoni – gli offre un’occasione d’oro per salvare l’impero. I germani espugnano Roma. Eppure, proprio nel momento della massima disfatta, Romolo e lo stesso Odoacre prenderanno tutti in contropiede. Romani, germani e lettori.
Con il suo fare stoico e buffonesco, fintamente sprovveduto, Romolo scaglia saette valide e attuali per qualsiasi governo, qualsiasi potentato, in qualsiasi frangente della storia umana.

Abbandonata l’università dopo discontinui studi in filosofia, Dürrenmatt si tuffò poco più che ventenne nel mondo del teatro. La messa in scena, nel 1952, di Il matrimonio del signor Mississippi, e la contemporanea pubblicazione di Il giudice e il suo boia lo portarono alla ribalta della scena culturale svizzera. La visita della vecchia signora e I fisici lo resero celebre in tutto il mondo. I miti greci e le vicende dell’Antico Testamento, ‘succhiati’ ancora bambino dal padre – pastore protestante – così come città e cittadine della provincia elvetica, plasmano il sottofondo di gran parte delle sue opere teatrali e narrative. Nella produzione romanzesca Dürrenmatt vede e denuncia, con piglio da cosmologo, le contraddizioni di un mondo in cui l’uomo vive in una sorta di grottesco labirinto. Giudici e colpevoli, Tesei e Minotauri, Bene e Male si rincorrono e si sfidano come gatti e topi. Fisicamente, intellettualmente, moralmente.
“Il mondo è una polveriera in cui non è vietato fumare”, suona uno dei suoi motti più spietati: non si fatica a dargli ragione.

Jeffrey Moore, Una catena di rose, marcos y marcos

Jeremy non ha dubbi: il suo destino è scritto su un foglio di carta strappato da un libro antico. Basta interpretarlo nel modo giusto. Non solo: è stato quel pezzo di carta – la Pagina Magica, dono di ‘zio’ Gerard – a spingerlo fra le braccia di una splendida, misteriosa, sfuggentissima Dark Lady, Milena. Jeremy è troppo romantico, troppo imbranato, crede troppo alle coincidenze. Insegna all’Università di Montréal, grazie – neanche a farlo apposta – a carte false, titoli di studio taroccati, complice ‘zio’ Gerard. E passa la vita a caccia di conferme, usando la Pagina Magica come una bussola e una coperta di Linus. E Milena? Mezza zingara, mezza indiana, mezza stronza, è una delle tipette più toste di Montréal.
Mistilingue, zeppa di etnie, locali notturni battuti da artistoidi strafatti, anche Montréal si rivela tosta, piena di fascino e trame strane.

Dopo un solido vagabondaggio studentesco fra Toronto, la Sorbona di Parigi e Ottawa, Jeffrey Moore si è accasato nei boschi di Val Morin. Grande appassionato di Shakespeare, Jeffrey da anni insegna Traduzione all’Università di Montréal. Ma prosegue l’antica tradizione errante collaborando con musei, teatri, compagnie di danza e festival del cinema di mezzo mondo. Una catena di rose ha vinto parecchi premi, fra cui il Commonwealth Writers’ Prize. Anche il secondo romanzo di Moore, Gli artisti della memoria, pubblicato da Marcos y Marcos nel 2005, ha riscosso un notevole successo.

Georgi Gospodinov, Fisica della malinconia, Voland

a cura di Giuseppe Dell’Agata

Un ragazzo è affetto da una strana sindrome: soffre di empatia, è capace di immedesimarsi nelle storie degli altri. Inizia così un viaggio nel mondo del possibile, nel labirinto dei sentimenti mai provati, delle cose mai accadute eppure reali più del reale stesso. Questo “io” coraggioso e impertinente va e viene dal passato, fa incursione in un futuro di cui abbiamo già nostalgia, e ritorna con un inventario di storie sull’autunno del mondo, sui Minotauri rinchiusi in ognuno di noi, sulle particelle elementari del rimpianto, sul sublime che può essere ovunque.

José Ovejero, La vita degli altri, Voland

traduzione di Barbara Bertoni e Isabel Saussol

Lebeaux è un grosso imprenditore che gestisce attività in tutto il mondo, sfiorando spesso l’illegalità. Degand è il suo avvocato e braccio destro. Claude e Daniel conducono un’esistenza grigia fatta di impieghi precari e di una quotidianità patetica. Chantal è una madre single, oppressa dagli impegni e dalle responsabilità, in cerca di un principe azzurro che non arriva. Finché un giorno le cose prendono una piega inaspettata.
Un romanzo emozionante e denso di immagini, dalla trama fitta di personaggi che come le tessere di un puzzle si incastrano perché accomunate dalla costante ricerca di un’occasione eroica che riscatti la loro vita, tanto squallida quanto immutabile.

Dulce Maria Cardoso, Il compleanno, Voland

traduzione di Daniele Petruccioli

Un romanzo sul desiderio e sul potere. Il potere esercitato dal ricco Afonso sulla bellissima prostituta Sofia. Il potere che Sofia esercita sul fidanzato Júlio che sogna una casetta con la donna della sua vita sulla “sponda giusta del fiume”. Il desiderio di Clara, figlia di Afonso, per la cameriera Elisaveta. E  poi ci sono Lily e Manuel, fratello di Clara, che chiacchierano in chat da un continente all’altro senza essersi mai visti. Su tutti aleggia, comica e terribile, la tirannia di Alice, moglie-bambola di Afonso, disposta a qualunque cosa pur di organizzare una festa perfetta per il compleanno del marito. Impigliati nelle loro vite, i personaggi di questo romanzo hanno la vividezza indimenticabile che conferisce loro lo sguardo eccentrico di una grande scrittrice.

Julio Cortázar, Diario di Andrés Fava, Voland

traduzione di Paola Tomasinelli

Andrés Fava è uno dei protagonisti di El examen, e il suo diario in origine faceva parte di questo romanzo, scritto nel 1950 ma pubblicato postumo nel 1986. Diario di Andrés Fava è ricco di elementi autobiografici e di riflessioni esposte con umorismo e malinconia, riguardo questioni etiche, estetiche e letterarie, il tutto condito da frammenti di poesie, testi di canzoni e continui riferimenti culturali.
Un Cortázar vivace e sincero per un libro che sfugge a qualunque classificazione.

Zachar Prilepin, San’kja, Voland

traduzione e cura di Enzo Striano

La mamma infermiera di notte, il padre morto alcolizzato, San’kja è uno degli innumerevoli figli della dimenticata periferia rurale russa. Sbandato, arrabbiato col mondo, indifferente e ostile a qualsiasi ideologia, San’kja sogna una patria inesistente. In un crescendo di disperata violenza tenterà, insieme ai giovanissimi compagni del partito rosso bruno – i suoi amici, il suo amore, la sua vera famiglia – di distruggere un ordine neoborghese che odia, di scatenare la rivoluzione…

Zachar Prilepin, Il peccato, Voland

a cura di Nicoletta Marcialis

Un romanzo fatto di frammenti. Dieci storie ispirate alla vita di Zachar Prilepin prima che diventasse scrittore di successo. Zachar ragazzino, alle prese con i primi turbamenti erotici. Zachar che vive alla giornata. Zachar che cambia mille mestieri, scarica camion e scrive poesie. Zachar becchino e buttafuori. Zachar innamorato. Zachar padre. Zachar sergente in Cecenia. Zachar che trabocca d’amore per la vita, ma vive nel pensiero della morte, nell’idea che per sconfiggere la ripugnante, vergognosa paura della morte occorra sfidarla, andarle incontro, farne una scelta consapevole. Zachar ossessionato dalla paura dell’umiliazione. Zachar umiliato. Rifratta nelle tessere di un mosaico emerge la personalità di un eroe scisso, che ha fatto della virilità un epos, pur cogliendone l’intima fragilità, e finirà schiacciato sotto il peso di una visione acuta e tragica dei destini della Russia post-socialista.

Con questo romanzo lo scrittore ha vinto nel 2011 il Super National Bestseller Award come miglior libro degli ultimi dieci anni in Russia.

“Prilepin, a nemmeno quarant’anni, è riconosciuto, nel suo paese e all’estero, come uno dei migliori scrittori russi.”
EMMANUEL CARRÈRE

“…una delle rivelazioni della giovane letteratura russa: Zachar Prilepin.” LUCIANA CASTELLINA

Mircea Cărtărescu, Abbacinante. L’ala sinistra, Voland

a cura di Bruno Mazzoni

Affresco grandioso di una città, di un periodo storico, di un’infanzia, questo romanzo è un viaggio nelle viscere oscure di una Bucarest abitata da creature impastate di sogno e violenza, tra periferie industriali, suggestivi quartieri in rovina e palazzi sventrati.
Un libro-caleidoscopio in cui lo sguardo si trasforma in prisma poetico e la realtà si ricompone per frammenti attraverso impressioni, sensazioni e allucinazioni, in una trascinante cavalcata da Bildungsroman di fine regime.

Philippe Djian, “Oh…”, Voland

traduzione di Daniele Petruccoli

Un titolo enigmatico che ha il sapore di un’amara liberazione, o magari forse di una resa. Michele è una produttrice cinematografica di successo con un figlio, un matrimonio fallito alle spalle, una madre tutta rifatta e un padre che marcisce in galera. Una sera viene violentata da uno sconosciuto in passamontagna mentre rientra a casa e inizia così la sua lenta e inesorabile discesa agli inferi. Uno straordinario ritratto di donna, un romanzo politicamente scorretto, il racconto di una società che non merita salvezza.