Rosaria Tenore, Mario capagloriosa, Excogita

Rosaria Tenore, Mario capagloriosa, Excogita

Una volta mio padre aveva un nonno, mastro Amaddio capadimaglio, che picchiava i figli con una penna di pavone. Era, quello, il tempo in cui mio padre aveva ancora un padre, mastro Peppe manidimartello, che picchiava i figli con un ventaglio di paglia. Invece mio padre era Mario capagloriosa, che nel linguaggio della mamma voleva dire un tipo ostinato. Lui, al contrario, i figli non li picchiava mai.
Questo, l’incipit di una storia che si svolge in Puglia, a Cerignola. È la storia di Mario, capace di aggiustare qualsiasi macchina, a domicilio, grazie alla sua officina viaggiante. Questa specie di genio della meccanica si muove come un medico condotto e tutti i massari del contado dipendono da lui e dalla sua abilità per la riparazione delle macchine agricole. In questo senso è anche più importante del medico: senza il suo intervento, infatti, non ci sono aratura, mietitura, o raccolta delle olive. In altre parole, senza i ferri del mestiere, stivati nel baule della sua auto, non c’è produzione, in campagna. Mario è un uomo attuale, eppure sembra emergere dal passato, dal tempo in cui il valore degli uomini si misurava in base alle funzioni svolte nell’ambito della comunità. E, come ci piace pensare fosse proprio degli uomini antichi, affronta la morte con la stessa fiera nonchalance con cui ha vissuto.

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