Merete Pryds Helle, L’amore ai tempi della pietra, Scritturapura edizioni

Edith è una giovane archeologa impegnata negli scavi di un villaggio del Neolitico preceramico, nei pressi della città di Petra. Ma Edith è anche una ragazza di quello stesso villaggio che, nel 900 a.C., ha l’immaginazione più sviluppata di tutti nel suo clan e pensa che forse c’è un modo per rendere le fragili spighe di grano più grandi, magari con chicchi che assomigliano a noci, da schiacciare, impastare con acqua e cuocere… Edith viene punta da uno scorpione durante una sessione di scavo nel deserto e mentre se ne sta chiusa nella sua stanza d’albergo, con la gamba e l’anima gonfie di paura, riceve dal suo ragazzo, bloccato in un aeroporto di Parigi, sms più freddi di quelli che desiderebbe. Edith invece giace sveglia su uno stuoia di paglia al fianco di Tas, che dorme con la mano su uno dei suoi seni, e sogna un Tempo futuro, in cui gli animali possano essere sfruttati per il latte e per la lana, anzichè uccisi.

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