Alek Popov, Mitologia del tempo che cambia, :duepunti edizioni

Undici racconti, una scrittura tagliente, un’ironia sottile. Il bulgaro Alek Popov li ha scritti tra il 1990 e il 2007 riuscendo in una piccola magia: le situazioni più surreali, gli eventi tanto impossibili da diventare comici e le reazioni più grottesche, si trasformano incredibilmente in storie possibilissime, anzi, in realtà già esistite da qualche parte perché specchio di tutte le assurdità legate alla “mitologia del tempo che passa”, al tempo che cambia e diventa transizione in un mondo sempre più confuso. Dalla disgregazione dell’Unione Sovietica, all’incontro tra l’est europeo post-sovietico e il mondo occidentale. Un “realismo fantastico”, in cui l’immaginario, il fantastico, racconta il quotidiano, lo scardina e ne fa vedere la vera essenza. Come nel secondo racconto, “I Metabolici”, in cui i Paesi dell’Est Europa ricevono dall’occidente degli aiuti davvero particolari: i loro escrementi, di cui hanno scoperto l’altissimo valore nutritivo. Una vicenda paradossale, che grazie all’efficacia data da una scrittura leggera e divertente, svela i vizi e le storture del capitalismo e del consumismo. O come ne “Il caso Anjuta”, scritto un paio di settimane prima della disgregazione dell’Unione Sovietica. «Ricordo di essermi sentito gravemente defraudato» tiene a specificare l’autore nella nota aggiunta al racconto. «Che diavolo era mai successo! La sua esistenza era durata più di settant’anni, non poteva aspettare ancora almeno un paio di mesi?». Il caso Anjuta è la storia di un esperimento condotto sulla scia delle derive della Guerra Fredda: è possibile concepire un bambino nello spazio? Una russa e un americano devono dimostrarlo e consolidare così l’amicizia tra America e Russia. «Col passare del tempo mi convinsi che, a differenza di me, i miei personaggi si sentivano magnificamente in questo assurdo contesto storico. Da qualche parte continuava ancora la Guerra Fredda, le cose erano chiaramente regolamentate, la vita era radiosa. E allora mi saltò in mente che forse la letteratura è più potente della storia. Decisi che avrei dovuto assolutamente pubblicare il racconto prima che si fosse ricostruita l’Unione Sovietica».

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