Platone, La settima lettera, :duepunti edizioni

In una lettera densa e appassionata, la prima autobiografia della letteratura europea, Platone disegna un bilancio della sua vita e della sua opera, offrendone in prima persona una chiave interpretativa inedita e sorprendente. Il filosofo appare allora sotto una nuova luce, più umana e viva rispetto all’immagine cristallizzata dalla tradizione. Teoria e pratica, speculazione filosofica e concreto impegno politico diventano in questo testo termini problematici e contraddittori. Di ritorno dall’ultimo viaggio in Sicilia, dove avrebbe voluto convincere il famoso e terribile tiranno Dionisio a tradurre in legge le sue concezioni politiche, Platone rivela agli amici i retroscena di un amaro fallimento: interessi privati e giochi di potere hanno avuto la meglio sul bene comune.

«Il Platone delle Lettere parla in prima persona, è infinitamente distante dalla figura altera, deprivata di istinti, difetti, leggerezze, errori, passioni, che sbiadisce nei libri di scuola, ma questo è soltanto il ribaltamento più vistoso. La finzione dei Dialoghi è rotta più profondamente sul piano del mythos, perché il racconto abbandona la chiave metaforica e figurata, e diventa cronaca e bilancio di eventi politici e storici che Platone visse da protagonista, mettendo più volte la propria vita in gioco. Nella Settima lettera si avverte il forte dolore per l’assassinio di Dione, l’amico del cuore: è sullo sfondo cupo di questo racconto che Platone delinea una sintesi lucida ed essenziale, in poche limpide formule, della ricerca filosofica di una vita, mostrando nei fatti che anche gli esiti più alti e astratti della filosofia non sono disgiunti dall’impegno e dall’azione. La “teoria delle idee” viene qui presentata senza l’abituale cornice narrativa metaforica e mitologica, rivelando al tempo stesso con estrema chiarezza i capisaldi dell’ontologia di Platone e della sua concezione del linguaggio. Per questa ragione, la richiesta di impegno che il lettore avverte ad ogni passo non riguarda tanto l’esercizio della concentrazione sugli elementi fissati dalla scrittura, quanto un’apertura radicale a mettersi in discussione e a prendere posizione. Perché l’intensità cruda di questo bilancio di un’intera vita dedicata alla politica e alla filosofia non lascia respiro a una lettura neutrale, che equivarrebbe a un rifiuto».

Andrea L. Carbone
Per una filosofia epistolare

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