Stuart Isacoff, Storia naturale del pianoforte, EDT

Con una sensibilità e un gusto per gli accostamenti imprevedibili sviluppati in decenni di riflessioni e ascolti, Stuart Isacoff, pianista, critico, docente e autore di “Temperamento. Storia di un enigma musicale” (EDT 2005) guida il lettore di questo libro attraverso la storia del pianoforte e dei pianisti come mai era stato fatto finora. In pagine piene di ironia e di stupore racconta come questo complesso prodotto della tecnologia umana applicata alla musica, apparentemente freddo e meccanico, sia diventato nel corso degli ultimi tre secoli uno strumento senza paragoni per l’espressione delle emozioni e dello stile individuale di migliaia di artisti sotto tutte le latitudini e nelle più diverse condizioni materiali.

Che si tratti della nascita di un concerto per pianoforte di Mozart in una locanda viennese o di un’esibizione di Chopin in un salotto parigino dell’Ottocento, della tournée di Sviatoslav Richter fra i contadini della Siberia o di Henri Herz fra i minatori della Corsa all’Oro, nessuno strumento quanto il pianoforte ha saputo far convergere lo spettacolo più popolare e sfrontato con la massima raffinatezza della ricerca musicale e stilistica, il virtuosismo trascendentale e la contemplazione intima e rarefatta.

Isacoff racconta la personalità e la tecnica di centinaia di pianisti, molti dei quali poco noti al grande pubblico di oggi ma capaci in passato di godere di popolarità planetaria; dimostra quanto siano stati continui e fecondi gli incroci fra stili classici, popolari e jazz; con piglio enciclopedico e divertito divide i protagonisti di questa storia in vasti gruppi, creando accostamenti insospettabili, incurante delle divisioni storiche o di generi musicali, mostrandoci così che cosa può accomunare il suono di Debussy a quello di Thelonious Monk, la verve di Arthur Rubinstein alla tecnica di Cecil Taylor.

Una festosa celebrazione dello strumento più versatile e completo della tradizione musicale occidentale, stracolma di musica e di storie, per ricordarci che non si dà amore per la musica senza libertà intellettuale e gusto per la sorpresa.

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