Thomas Enger, Morte apparente, Iperborea

Le cicatrici sul volto e il gelo nell’anima, il giornalista Henning Juul torna al lavoro ma non alla vita dopo il misterioso incendio in cui ha perso il figlio. A strapparlo dal torpore di una morte apparente è il caso che sta turbando una Oslo che si credeva al sicuro, un delitto che porta il marchio della Shari‘a. Fustigata, lapidata, mutilata di una mano, la giovane Henriette Hagerup è stata sepolta fino al busto, “come un’esile rosa solitaria”, in una tenda bianca sulla collina di Ekeberg. I media sguinzagliano i loro migliori segugi, la polizia batte ogni pista plausibile, ma mentre i sospetti si concentrano su Mahmoud, il fidanzato pachistano legato alle bande del narcotraffico, il fiuto di Henning non si ferma ai comodi pregiudizi. Chi era veramente la bella studentessa di cinema, così ammirata, così intrigante nel suo talento anticonformista? E cosa nasconde il film sull’islam che la ragazza stava girando insieme all’amica Anette? In un crescendo di tensione, la trama di morte si infittisce intorno a un’indagine che insegue la verità dove finisce la coscienza e inizia l’ossessione, e che diventa per Henning un faccia a faccia con i propri fantasmi, fino al brusco risveglio che ha il cacciatore quando si accorge di essere la preda.

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