Roland Barthes, I carnet del viaggio in Cina, edizioni O barra O

Durante il soggiorno Barthes riempie tre taccuini di appunti ora pubblicati per la prima volta in Francia dall’editore francese Christian Bourgois e tradotti in italiano da O barra O.
In Cina è il momento della campagna “Pilin Pikong” che dichiara controrivoluzionario il pensiero di Confucio. La delegazione soggiace a un programma serrato di visite ufficiali attraverso fabbriche di trattori, scuole, ospedali, stamperie, coltivazioni agricole, quartieri cittadini, mentre i delegati locali sfoderano informazioni e cifre sulla riuscita della Cina maoista. Un itinerario prestabilito conforme agli stereotipi ideologici e culturali che in quel periodo circolano in Occidente. Ben presto lo scrittore diviene indifferente alla logorroica ideologia, alla dimostrazione dei rappresentanti maoisti. Se in un primo momento prende appunti precisi sui discorsi, via via se ne distacca sempre più. Cerca piuttosto di cogliere la fisiologia di una lingua, di una doxa, di una retorica particolare e del suo uso degli stereotipi.
I Carnet riflettono una disposizione a osservare la struttura del mondo e un’attenzione rivolta ai dettagli minuti, al gusto dei piatti, all’erotismo dei ragazzi cinesi, ai colori del paesaggio e, soprattutto, la tendenza a ricercare gli imprevisti, gli incidenti di percorso che sfuggono alla censura e dissolvono ogni artificio.
Annotazioni, impressioni, osservazioni ironiche che di continuo manifestano la volontà di non lasciarsi intrappolare dai meccanismi della retorica e dagli stereotipi.

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