Daniil Charms, Disastri, marcos y marcos

Vecchie che, per la troppa curiosità, si ribaltano dalla finestra e si sfracellano.
Gatti che posano da maggiordomo, cani che si stendono sui fornelli.
Tizi che litigano e si sputano in faccia.
O si prendono a colpi di cetrioli.
O muoiono di insonnia per paura dei topi.
Gente che va a dormire credente e si sveglia atea e, grazie a una semplice operazione aritmetica, scopre quanto pesa la fede.
Personaggi strampalati, parlatori infaticabili, logici illogici, narratori memorabili, voci che, messe insieme, creano un coro acuto e paradossale.
Racconti, frammenti, lampi: si piange dal ridere, si sospira, si vola.
Una delle opere più originali e profetiche della narrativa russa del secolo scorso.
Illuminata dalla cura e dalla traduzione partecipe e appassionata di Paolo Nori.

Si chiama Daniil Ivanovič Juvačev, si fa chiamare Daniil Charms. Alla fine del 1933 scrive: “Ho studiato a lungo le donne e ora posso dire di conoscerle alla perfezione”. Qualche anno più tardi scrive: “Io stimo solamente le giovani donne sane e formose. Per gli altri rappresentanti dell’umanità nutro diffidenza”. Il venticinque giugno del ’33 scrive: “Oggi ho mangiato una mousse inglese alla vaniglia e ne sono rimasto contento”. Raccontano che all’inizio degli anni Quaranta esca di casa dicendo “Vado a comprare le sigarette”, e nessuno lo vede più. Arrestato negli anni Trenta con l’accusa di fare arte antisovietica, a partire dagli anni Ottanta diventa uno degli scrittori russi più letti e più pubblicati. La sua fama, che deriva dagli scritti raccolti in questa antologia, si deve principalmente a un amico, il filosofo Jakov Druskin, che dopo la sua scomparsa salva dalle macerie della sua casa bombardata la valigia nella quale Charms conservava i suoi manoscritti, tra i quali questo frammento: “Io non penso di essere molto intelligente, però anche così devo dire che sono il più intelligente di tutti”.

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