Fulvio Ervas, Si fa presto a dire Adriatico, marcos y marcos

Onde azzurre dell’Adriatico, calamari fritti e birra rossa; l’ispettore Stucky ha desiderio di distanza.
In sella alla sua Morini, ricama la costa croata, negli occhi isole di sughero, cocci di terre frantumate. Lungo la strada un guizzo, occhiali nerissimi, perla all’orecchio: ah, le donne. Certe donne.
Lei si chiama Ajda e lo scorta in un campeggio naturista; se ne va con la promessa di tornare.
Senza costume, è più facile abbandonarsi ai racconti che si scambiano i corpi, seguire i balzi sulla sabbia di Argo, il cane salsiccio, l’animale più fiducioso che ci sia.
Contemplando paradisi di curve senza silicone, Stucky aspetta
il ritorno della bella.
Sarebbe tutto perfetto, ma non dura: anche il sole di Croazia ha
la sua ombra.
Un delitto irrompe nel suo sogno di vacanza.
La corda appesa alla trave delle docce è incrostata di sabbia, di salsedine. Sa di mare aperto, vele al vento, scorribande notturne.
Ante Latinski, il commissario incaricato delle indagini, ha scritta sulla faccia la malinconia di Vukovar. Non lo vuole tra i piedi, questo poliziotto italiano.
Il morto è un Boscolo, però, e aveva la parlata di Chioggia.
Com’è finito a farsi impiccare sul lato b dell’Adriatico?
Stucky non ce la fa, a tirarsi indietro.
Ispettore clandestino in terra straniera, rivolta cameriere, nudiste triestine, motoscafi troppo veloci.
Senza distintivo, è più facile tuffarsi anima e corpo in questa storia di pesca abusiva, documenti che scottano, arrembaggi, tradimenti.
Partito col miraggio di una spiaggia, Stucky si troverà a mollare ogni ormeggio, e attraversare il mare.

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