Erlend Loe, Saluti e baci da Mixing Part, Iperborea

Telemann, 42 anni, aspirante drammaturgo in perenne crisi creativa, ha qualche problemuccio con l’alcol e i libri di cucina, e detesta la Germania. Nina, 43 anni, insegnante, invasata di tutto ciò che abbia anche solo un vago sapore teutonico. Questi i due protagonisti della “folle commedia travestita da romanzo” con cui Erlend Loe, affilata la lama della sua irriverente ironia, si addentra in un nuovo mondo di equilibri precari e confusi desideri di fuga: la crisi di coppia. A far scattare la miccia è l’ennesima vacanza tedesca a Garmisch-Partenkirchen, sulle alpi bavaresi, storpiato in Mixing Part dal traduttore automatico di Bader, il proprietario della casa affittata, che mangia solo “uova di galline che vedono montagne innevate” e non spiccica una parola di inglese. Rifiutando ogni contatto con il paese delle “nazichincaglierie”, Telemann si perde nell’ossessione di scrivere l’opera teatrale del secolo, ma le sue fantasie e i suoi ormoni non fanno che deviare sulle curve di Nigella Lawson, sexy cuoca della tv britannica e moglie del milionario Charles Saatchi, mentre Nina insegue il suo sogno germanofilo accorciando un po’ troppo le distanze con Bader. Tra rivoluzionarie teorie drammaturgiche, tresche reali e immaginarie e ipercaloriche ricette erotiche, il muro di incomunicabilità cresce insieme al peso di Telemann, il dialogo incalza nudo e laconico come in una graffiante pièce dell’assurdo, e quel teatro crudele e sincero a cui lui tanto aspira trova un palcoscenico nella vita vera

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